Centrafrica: L’orrore dei bambini decapitati e mutilati

Pubblicato il 14 febbraio 2014 da redazione

ROMA. – L’orrore ripetuto, sanguinario, senza pietà: l’Unicef (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’infanzia) ha alzato la voce per gridare la disperazione dei più deboli, di decine di bambini decapitati e mutilati, travolti da una guerra civile che dal marzo dell’anno scorso sta affondando il Paese in una palude di sangue e desolazione. Erano colpevoli, all’inizio, soprattutto i musulmani dell’organizzazione Seleka che destituì il presidente Francois Bozizé. Sono stati colpevoli, da quando in gennaio i guerriglieri Seleka sono stati sconfitti, i cristiani che hanno avuto mano libera nelle loro vendette. E sono colpevoli, ora, tutti quanti hanno in mano un machete o un’arma da fuoco. Una spirale di violenza infinita che provoca sussulti umanitari senza però approdare, per ora, a nulla. E il terrore si espande nella Repubblica Centrafricana, Paese ricchissimo di minerali preziosi ma con una popolazione tra le più povere del mondo. “Le ultime settimane – ha denunciato l’Unicef attraverso Manuel Fontaine, uno dei suoi responsabili – sono state segnate da livelli di violenza senza precedenti contro i bambini, vittime di attacchi settari e di rappresaglie da parte delle milizie anti-balaka (a maggioranza cristiana) e dei combattenti Seleka (a maggioranza musulmana). I bambini sono sempre più obiettivo di attacchi per la loro religione, o per la comunità cui appartengono: almeno 113 sono stati uccisi o mutilati, alcuni in modo orribile”. “Un Paese dove gli adulti possono, nell’impunità più totale, colpire piccoli innocenti non ha futuro”, ha detto Fontaine, raccontando di bambini decapitati e mutilati intenzionalmente. E di ragazzini ai quali sono stati amputati gli arti perché impossibilitati ad essere curati in modo adeguato, dopo essere stati feriti a colpi d’arma da fuoco. Nel caos più totale, la fuga dai villaggi dati alle fiamme e dai campi bruciati sembra l’unica possibilità di salvezza: ma così le famiglie si frantumano, i più piccoli restano abbandonati a se stessi, la mostruosità della guerra ne fa dei cadaveri o dei mutilati. Ma l’orrore raggiunge tutti. Tredici cadaveri in avanzato stato di decomposizione o addirittura ridotti a scheletri sono stati trovati in una cisterna usata come deposito di carburante, ora svuotata, in un accampamento di Bangui dove sono acquartierati ex combattenti Seleka. Sconfitti, sorvegliati da soldati del contingente congolese della missione africana Misca. Ma evidentemente in grado di uccidere come e quando vogliono. Anche in questo caso, i morti raccontano l’orrore. La cisterna è lunga una decina di metri, ha una piccola apertura, ne usciva un odore nauseabondo. “Le vittime sono state gettate dentro ancora vive – ha riferito il procuratore locale – si sono dibattute a lungo”. Ma non ce l’hanno fatta. Così, durante tutta la giornata, si sono moltiplicati gli appelli (tanti) e gli impegni (pochi). L’Onu ha rispolverato il “rischio di pulizia etnica e di catastrofe umanitaria” e vuole una maggiore presenza francese (la Repubblica Centrafricana é una ex colonia di Parigi), la Francia ha chiesto un impegno più concreto all’Unione Europea: ricevendo in risposta solo parole, oggi ha deciso l’invio di altri 400 militari, che porteranno a 2.000 i suoi effettivi nel Paese. Ma a cosa serviranno – si chiedono alcuni analisti – se manca una strategia di pacificazione e ricostruzione? (Rossella Benevenia/ANSA)

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