Sochi: Fontana bronzo di classe, e l’Italia vola già a 5

SOCHI (RUSSIA). – La quarta fila proprio no, per “rompere le balle” stavolta bisognava fare la “sparata” prima. Arianna Fontana ha messo il gas nei pattini quando le avversarie non se l’aspettavano, una tattica speciale per spiazzarle tutte: 1500 metri, una distanza in cui si sprinta meno e si deve stringere i denti di più, non la sua, che a Sochi però la porta ancora sul podio, un bis di bronzo dopo l’argento conquistato sulla prova più breve, quella che le calza come la tutona blu notte con cui sfreccia sul ghiaccio. Una favola che continua per la campionessa presto sposa, unghie camouflage dipinte tra tricolore e mimetica blu (“le ho fatte da me, e mi sa che le tengo visto che portano bene…”), una breve genuflessione per concentrarsi, le mani sul casco giallo n.124 al termine di quei 2’19”416 che tengono in alto l’Italia. Già perché al giro di boa olimpico la spedizione azzurra ha raggiunto le cinque medaglie vinte quattro anni fa a Vancouver: manca all’appello un oro, ma c’è ancora qualche chance per sperare. Anche dalla stessa Fontana, un’altra collezionista, attesa ancora dai 1000 e dalla staffetta, già condotta alla grande in finale. “Se mi avessero detto che avrei preso un bronzo su questa gara non ci avrei mai creduto – dice l’azzurra – la finale già mi bastava. Poi a meno cinque giri le gambe si sono fatte pesanti, però ho messo in atto la tattica che avevamo studiato: di solito resto dietro e poi faccio la sparata. Invece sono scattata e le ho mandate in confusione, in tre si sono agitate e sono finite per terra”. E così la corsa all’oro è diventato un affaire per quattro con la cinese Yang Zhou e la baby coreana, un filo di voce e lo smarrimento dei suoi minuscoli 17 anni, Hee Suk Shim, grandi favorite: la prima si è presa il titolo, confermando quello vinto nel 2010, l’altra un argento da esordiente, ma con un curriculum da numero uno sulla distanza. Subito dietro lei, la ragazzina che a Torino aveva già stupito tutti e che ora tutti considerano un fenomeno. “Questa me la sono giocata fino alla fine almeno – racconta facendo il confronto con i 500 in cui per la scorrettezza dell’inglese Elisie Christie (punita anche stavolta e depennata già in batteria) era finita a terra e aveva dovuto rincorrere il podio – se avessi avuto più energie avrei anche provato a riprenderle, ma le gambe erano davvero arrivate”. Sugli spalti la famiglia al completo: “Non potevo non vederli, mamma con la parrucca, mio fratello col cappello e papà si vede da solo” ride l’azzurra. Il filo diretto delle emozioni con il suo Anthony, Lobello, che sposerà a maggio. A bordo ghiaccio i suoi due mentori, i tecnici canadesi fortemente voluti al suo fianco, Eric Bedard e Kenan Goudec, che in lei hanno visto la campionessa che ogni allenatore vorrebbe forgiare. Prima il via sulla tattica da applicare, poi l’abbraccio finale. “Erano contentissimi, loro ci hanno sempre creduto e questo mi dà molta forza” sorride l’azzurra, che ancora non sa se continuerà a pattinare. Anche se il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha confermato in diretta il contratto al tandem di tecnici, conditio indispensabile per non far dire stop alla Fontana. “Evvai – esulta lei – è un bel passo. Quanto a me vediamo, qui ho altre due gare e me la voglio giocare”. Intanto la sua collezione aumenta: due medaglie, la quarta in tre Olimpiadi, un bel catino per l’Italia. E anche dei soldini per lei, che con argento e un bronzo già si porta a casa 125mila euro. “Al gruzzoletto non ho pensato, ma certo con il matrimonio i soldi spariranno presto…”. Intanto resta qui, a dare fastidio alle avversarie. Il ruolo di rompiballe è quello che meglio le si addice, giura. (dell’inviata Alessandra Rotili/ANSA)

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