Sardegna: vince Pigliaru, a Renzi sfida-voto con Cav

Pubblicato il 17 febbraio 2014 da redazione

CAGLIARI. – La Sardegna regala un sorriso a Matteo Renzi nel giorno in cui ha accettato con riserva l’incarico per formare il nuovo governo. L’Isola torna al centrosinistra con il “suo” candidato, l’economista Francesco Pigliaru uscito dal cilindro del Pd dopo la drammatica esclusione dalla corsa di Francesca Barracciu, la vincitrice delle primarie “sacrificata” a vantaggio del professore perché rimasta impigliata nelle maglie dell’inchiesta sui fondi ai gruppi consiliari. “Grande Francesco, grande vittoria”, sono state le parole del neopresidente del Consiglio incaricato nella breve telefonata con Pigliaru. “Matteo ci ha dato una mano importante, sarà bello governare in parallelo”, ha commentato il governatore in pectore. Il nuovo inquilino di Palazzo Chigi ci ha messo la faccia su queste elezioni, le prime della sua “era”. Per lui un bagno di folla in Sardegna nelle tappe di Sassari e Cagliari. E va a lui la sfida a distanza con il Cavaliere. Berlusconi si é speso moltissimo per il voto nell’Isola, tirando la volata – ma senza successo – al suo pupillo, il governatore uscente Ugo Cappellacci, tra i primi a salire sul carro di Fi dopo la fine del Pdl. Due convention, a Cagliari e Arborea (Oristano), e una telefonata in diretta ad Alghero: tre appuntamenti per il Cavaliere nell’Isola ma con qualche sbavatura di troppo, tra gaffe e barzellette non sempre gradite. Tuttavia Cappellacci non ha mai avuto dubbi: avere Berlusconi dalla sua, il “capo dei moderati” in Italia al suo fianco, é stato un valore aggiunto. Questa volta, però, il traino non ha funzionato. Una campagna elettorale tra le più corte della storia sarda, quella di Pigliaru, gettato nella mischia esattamente alle 4.40 del 6 gennaio scorso, dopo la lunga notte dei coltelli in direzione Pd e quando ormai gli altri diretti avversari avevano già lanciato la sfida al governo della Regione. Partito in sordina, il professore si é fatto in lungo e in largo la Sardegna, ha “studiato” da presidente e ha presentato un programma che ha convinto il 42,5% degli elettori, una dote di oltre 282 mila voti. Cappellacci si é fermato al 39,6% ottenendo una buona affermazione personale – più di 263 mila preferenze – ma scontando il voto disgiunto che gli ha tolto circa 3 punti percentuali. Per Pigliaru sarà una navigazione piuttosto tranquilla grazie al premio di maggioranza che gli assegna il 65% dei seggi, cioè 36 consiglieri su 60. L’outsider Michela Murgia non fa alcun botto, smentendo i sondaggi che la davano come la vera sorpresa di queste elezioni dopo la clamorosa rinuncia alla corsa di Beppe Grillo, che ha disperso un patrimonio di voti conquistato alle ultime politiche quando il Movimento 5 Stelle risultò il primo partito in Sardegna con oltre il 29%. La scrittrice di Cabras (Oristano) supera di poco il 10% ma il dato peggiore é quello delle sue tre liste che si é fermato sotto il 7%: la sua coalizione, dunque, non oltrepassa lo sbarramento del 10% e non entra in Consiglio regionale. Un flop dalle urne che però non affossa la vincitrice del Campiello: “Ci hanno scelto 70 mila sardi – sottolinea – se non siamo in Consiglio é per colpa di una legge antidemocratica e liberticida votata da centrosinistra e centrodestra. Un risultato del genere, da zero al 10%, si é registrato solo ai tempi del Psd’Az di Mario Melis. La vittoria di Pigliaru? Non cambierà niente. Centrodestra e centrosinistra hanno la stessa gestione della cosa pubblica”. Il voto disgiunto che ha penalizzato Cappellacci potrebbe essere stato ripartito tra Michela Murgia e l’ex governatore del Pdl Mauro Pili, ora deputato di Unidos e grande nemico di Cappellacci. Lui si é fermato al 5,7%, le sue liste al 5,5. Nessuno può sapere come sarebbe andata se non fosse uscito dal Pdl e si fosse alleato con il governatore uscente. Oggi la certezza é che non entrerà nel nuovo Consiglio regionale. Sardegna ancora una volta maglia nera per l’affluenza. Un sardo su due non ha votato – 52,2% il dato definitivo di ieri alle 22 – e l’astensionismo si conferma il primo partito nell’Isola. La politica tutta dovrà tenerne conto: la disaffezione, complice la crisi, gli scandali di palazzo e le ruberie, peserà sul prossimo governatore così come sulla rinnovata ed “asciugata” Assemblea regionale, che passa da 80 a 60 consiglieri. (di Roberta Celot/ANSA)

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