Renata Mascitti: Più che una Vice Console

LOS TEQUES: Un quadro di Giorgio Napolitano in bella mostra sul muro, due bandiere: quella italiana e quella venezuelana, una grande scrivania e, a sinistra, un archivio pieno di documenti. Questo è l’ufficio della Vice Console Onorario d’Italia nello Stato Bolivariano di Miranda con sede a Los Teques, Renata Mascitti. L’abbiamo intervistata e dalle sue parole sono trapelati tutto l’amore, la passione e la forza con cui svolge il suo lavoro. Iniziamo con le nostre domande e dopo un po’ la conversazione fluisce come tra amiche che si ritrovano. Renata Mascitti é gradevole, serena ed umana.

Avvocatessa ed internazionalista, Mascitti è praticamente cresciuta tra le pratiche del Consolato in quanto il padre, Teodoro Mascitti, è stato lui stesso, durante molti anni, un amato Vice Console a Los Teques. Si può dire, dunque, che ha accumulato venti anni d’esperienza in Consolato. Naturalmente i tempi cambiano e anche le esigenze dei nostri connazionali oggi sono diverse da quelle di ieri.

– L’esperienza fatta con mio padre è preziosa ma oggi io mi trovo ad affrontare problematiche diverse perché diversa è la realtà in cui viviamo. Le richieste dei connazionali oggi sono altre e rispecchiano le esigenze del momento.

Contrariamente a ciò che si potrebbe credere sono molte le richieste che arrivano a questo Consolato, nonostante la sua vicinanza con la sede centrale di Caracas. Abbiamo 16mila pratiche da smaltire e una media di circa 160 visite al giorno. Le principali richieste arrivano dai giovani che cercano informazioni su borse di studio, corsi postlaurea, di specializzazione, corsi di lingua, e via dicendo. I dipartimenti, inoltre, che sono stati sempre molto attivi sono quelli della cittadinanza e dello stato civile, nonché quello del servizio sociale. Il Consolato Generale di Caracas ha siglato accordi per offrire servizio medico e farmaceutico ai meno fortunati e molte delle persone che vivono nella zona di Los Teques se ne stanno beneficiando.

Dal tono che impiega quando ci parla di questo settore capiamo che la vera passione di  Mascitti risiede nel lavoro sociale. Il suo vice Consolato si caratterizza per la promozione della cultura e per il sostegno ad anziani, bambini, ammalati e carcerati. Riguardo a quest’ultimo argomento, Mascitti spiega che ha costruito un buon rapporto con le autorità competenti, le quali permettono di offrire una tutela all’italiano che viene rinchiuso nello stabilimento penitenziario. La Vice Console mantiene un rapporto molto diretto con i detenuti italiani.

– Nel carcere femminile, la mia missione, appena arriva una detenuta italiana, è quella di collegarla con il lavoro. La prima domanda che le faccio, dopo chiedere come ti chiami, è: cosa sai fare?

Dopo aver scoperto quali sono i lavori per cui ciascuna è portata, la Vice Console offre loro il materiale per portarli avanti. Ci sono professori d’arte, di letteratura, di musica e via dicendo. C’è anche un gruppo di traduzione che adesso sta lavorando sulla traduzione dei libri di Chávez. Mascitti parla altresì del sostegno che danno a queste persone senza importare la ragione per cui sono lì.

– Non giudichiamo nessuno. Noi, invece, li sosteniamo perché sono soli in un Paese straniero del quale non conoscono bene neanche la lingua. Ti trasformi in quel familiare – continua la Vice Console – che aspettano tutti i mesi. Inevitabilmente si creano dei rapporti affettivi.

– Come si è sentita quando è entrata per la prima volta nel carcere?

Renata Mascitti resta per un po’ persa nei suoi pensieri, la risposta è ponderata:

– Sai qual è la sensazione? L’angoscia che dà inevitabilmente il carcere scompare non appena incroci gli sguardi di speranza che ti rivolgono le persone che vai a visitare. Molte persone – continua Mascitti – ci sono molto riconoscenti per l’aiuto e il sostegno che diamo loro. Noi cerchiamo di dare il meglio di noi stessi perché capiamo che è importante che non si sentano soli, abbandonati.

Mascitti prova a spiegare anche il perché di tutto ciò che fa.

–          Io ricevo continuamente espressioni di gratitudine, ma a volte basta uno sguardo, un abbraccio, un gesto d’affetto vero, profondo, per ripagarti di ogni sacrificio e farti capire che sei nel giusto, che vale la pena fare quello che fai.

E’ commossa la vice Console mentre ci parla e capiamo quanto profondo sia il suo coinvolgimento con i connazionali che hanno maggiormente bisogno di un segnale di solidarietà da parte di chi, in Venezuela, rappresenta l’Italia.

Tuttavia nella vita non tutto è perfetto e, dopo un po’ Mascitti aggiunge:

– Sai qual è la cosa più triste? Che dall’entrata della persona nello stabilimento penitenziario fino alla sua libertà io sono l’unica persona, la più importante nella loro vita, ma quando se ne vanno via, non vogliono sapere più niente di me perché – ci dice con enfasi – io, più di chiunque altri, rappresento il ricordo di questa dura esperienza.

È importante sottolineare l’importanza della collettività per fornire aiuto ai nostri detenuti perché è grazie ai loro donativi se il Consolato può rendere meno dura la loro vita in carcere. Mascitti ci parla con affetto di un gruppo di donne volontarie che la aiutano in questo lavoro.

Ci auguriamo che siano sempre di più i connazionali che, spinti unicamente dal desiderio di aiutare chi ne ha bisogno, portino il loro granello di sabbia con un’azione o con un donativo.

Aiutare non può e non deve essere un obbligo, è un qualcosa che deve nascere dal cuore e concretarsi in azioni. La Vice Console Mascitti è un buon esempio.

– Alcune cose non sono strettamente legate alle responsabilità connesse con il lavoro del Consolato. A me interessa che si rivendichi la nostra missione e che ogni italiano sappia che davvero in questo ufficio può trovare un po’ d’Italia e la comprensione di cui ha bisogno.

Yessica Navarro

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