Crisi: l’urlo delle imprese, 60 mila in piazza, ora basta

Pubblicato il 18 febbraio 2014 da redazione

ROMA. – “Siamo qui per dire basta, per urlare la nostra rabbia”. In piazza artigiani e commercianti: è la prima volta insieme delle associazioni che aderiscono a Rete Imprese Italia. Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Casartigiani, Cna: i cinque leader parlano ad una piazza gremita. “Siamo tanti, tantissimi, rappresentiamo la stragrande maggioranza delle imprese italiane”, dice il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, il primo sul palco come portavoce di turno di Rete Imprese. “Siamo 60mila”, viene annunciato. E sono arrivati davvero in tanti, da tutt’Italia. Il messaggio che lancia la piazza è al prossimo governo. Matteo Renzi viene citato più volte. Il prossimo premier “ci deve convocare”, chiede Venturi: “Non molleremo. Saremo propositivi ma incalzanti, dialoganti ma pronti a tornare in tutte le piazze italiane se non avremo risposte rapide e concrete”. Artigiani e commercianti alzano scope tricolori “per spazzar via” una politica che ha deluso, chi non ha mai dato risposte; come tamburi hanno portato dei bidoni “proprio come i nostri politici”; compaiono alcuni ombrelloni da mare e centinaia di bandiere delle cinque associazioni colorano Piazza del Popolo e fin sul Pincio, in un frastuono di fischietti e trombe. “Siamo stanchi, chiediamo rispetto”, incalza il numero uno di Confcommercio, Carlo Sangalli: “Siamo tanti”, e se non avremo risposte torneremo “sempre più numerosi e più determinati”. Le aziende che chiudono (“372mila nel 2013, una enormità”), il dramma occupazione (“masse di senzalavoro”): i cinque leader scandiscono l’elenco di “cicatrici profonde e ferite aperte sulla pelle delle imprese”. Problemi e ricette sono quelli “ripetuti da troppo tempo”, ricorda amaramente Sangalli: “Lavoro, consumi, credito, legalità, semplificazione, fisco”; “Troppe, troppe tasse”. Ed ora – dicono – “non c’è più tempo”: “Come dobbiamo spiegare che è a rischio la pace sociale, che è pericoloso lasciare famiglie e imprese sull’orlo della disperazione?”. I leader restano sempre vicini sul palco, si levano le cravatte. Sono gesti simbolici, vogliono dare un segno di compattezza tra loro e di vicinanza alla piazza. I toni si scaldano. “Abbiamo perso la pazienza: siamo incazzati, la politica ci ha deluso”, dice dal palco il leader della Cna, Daniele Vaccarino: “E’ un evento storico, la politica deve tenerne conto”. “Basta, basta, basta”, scandisce Giacomo Basso, Casartigiani. “Fate sentire il vostro urlo – sollecita – vale più un urlo della piazza che cento discorsi”. E’ diretto Giorgio Merletti, Confartigianato: “Non ne possiamo più, ci hanno rotto i c…”; Gli scappa anche qualche ‘vaffa…’. E al futuro premier dice: “Matteo stai preoccupato. Abbassa le tasse o ti faremo nero”. Dai sindacati Raffaele Bonanni offre una sponda: “Abbiamo gli stessi problemi e portiamo avanti la stessa battaglia”, dice il leader della Cisl. Intanto Confindustria, che domani avrebbe dovuto incontrare il premier uscente incalzato nelle scorse settimane, attende un governo del fare, misure concrete e immediate, la ricetta che gli industriali invocano da tempo. Tra i politici in piazza del Popolo arriva Stefano Fassina (Pd), tra qualche fischio: “Dobbiamo dare risposte. Il cambio di governo deve servire anche a concentrarsi sulle emergenze economiche e sociali”. Daniele Capezzone (Forza Italia) chiede di abolire l’Irap. Dal Nuovo Centrodestra Renato Schifani invita a non lasciare inascoltato l’allarme delle imprese. Mentre il M5s ha fatto sapere che diversi portavoce del movimento sono stati in piazza “al fianco degli imprenditori”.  (Paolo Rubino/ANSA)

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