Caso Di Fabio, interviene la Farnesina

CARACAS – La notizia pubblicata da La Voce Tv dell’arresto del giovane consigliere del Comune di Manaure nell’Isola di Margarita, l’italo-venezolano Giuseppe Di Fabio, ha avuto eco anche in Italia. In Abruzzo, regione di origine dei genitori di Di Fabio, dopo un primo comprensibile momento di smarrimento e sorpresa, non sono mancate le reazioni. C’era la speranza che tutto fosse frutto di uno spiacevole malinteso; poi, però, col passare dei giorni è subentrata la preoccupazione per il giovane ancora in carcere. E così il consigliere abruzzese e membro del Cram, Ricardo Chiavaroli, anch’egli nato in Venezuela, ha chiesto l’intervento del ministero degli Esteri, esortando la ministro Bonino ad intervenire “pur nella riservatezza diplomatica utile in casi simili”, e ha sollecitato si faccia tutto il possibile per la liberazione di Giuseppe Di Fabio.

– La diplomazia sta lavorando – ha confermato il consigliere Chiavaroli raggiunto telefonicamente dalla Voce -.In questi casi – ha sottolineato –, sono necessari anche un po’ di discrezione e pazienza. Ho fatto questo appello perché conosco la ministro Bonino e so quanto sia sensibile. L’importante è tenere alta l’attenzione. Ho parlato con lo staff della ministro che mi ha assicurato il massimo interesse.

Il consigliere ha spiegato che in Abruzzo c’è “grande attenzione e i giornali locali seguono il caso con preoccupazione”.

– La famiglia – ha proseguito – é in stretto contatto con la Farnesina, con il ministero degli Esteri. Il papà di Giuseppe è in Venezuela. Si sta lavorando tenendo conto delle sue origini italiane e, soprattutto cercando di dimostrare che Giuseppe Di Fabio, il giorno delle proteste, si trovava altrove.

Dal canto suo, il Primo Consigliere della nostra Ambasciata, Paolo Miraglia del Giudice, ha spiegato che del caso se ne sta occupando la console reggente, Jessica Cupellini. Comunque, ha informato che “è stata chiesta ufficialmente la visita consolare”

– Questo è quanto, per il momento – ha aggiunto -, ci è stato chiesto dai familiari. Siamo in attesa dell’autorizzazione. Una volta ottenuta, il nostro console onorario sarà l’incaricato di verificare lo stato di salute del connazionale. L’Ambasciata e il Consolato sono in contatto con i parenti.

Il Consigliere, dopo aver accennato al delicato momento che vive il Paese, ha detto che l’Ambasciata segue il caso con “opportuna sensibilità e prudenza”.

– In questo momento – ha proseguito -, la cosa più importante è assicurare l’assistenza consolare; visitare il connazionale; parlare con lui e ascoltare le sue esigenze. Questa è la via che stiamo seguendo.

In quanto alla doppia cittadinanza, ha spiegato che in questi casi “normalmente prevale quella del Paese in cui si risiede”.

– Questa è una delle ragioni che ci obbliga ad agire con prudenza – ha aggiunto -. Possiamo muoverci entro certi limiti, é un aspetto che rende il caso più complesso, a prescindere dalla militanza politica del connazionale. Certo, se fosse stato solo cittadino italiano avremmo avuto una maggior capacità d’intervento.

I genitori di Di Fabio sono originari di Corvara, in provincia di Pescara. Sul giovane pendono accuse pesanti: associazione a delinquere, istigazione alla violenza e resistenza al pubblico ufficiale. Sono tutte imputazioni vincolate alle proteste di un gruppo di venezolani di fronte all’Hotel Venetur di Margarita, dove, durante la Serie del Caribe, alloggiava la squadra cubana di base-ball.

Rosalia Di Fabio, residente in Italia, ha smentito che il fratello abbia partecipato alle proteste presso l’Hotel Venetur.

Sostiene che dal 30 gennaio al 2 febbraio Giuseppe Di Fabio si trovava a Cantaura, dove si realizzava la tradizionale “Feria de Toros Coleados”. E a sostegno di quanto afferma rimanda a un video, postato su Youtube, realizzato dalla televisione locale. Nel video, Giuseppe Di Fabio, mentre la ‘Feria’ è in pieno svolgimento, è intervistato da un giornalista locale.

Mauro Bafile