In piazza a Kiev, dove la lotta non si ferma

KIEV . – La protesta in Ucraina era iniziata come ‘europeista’. Adesso, a distanza di tre mesi da quei giorni di fine novembre in cui migliaia di persone scesero in piazza contro la decisione del presidente Ianukovich di congelare un accordo di associazione con l’Ue, si è trasformata in qualcosa di diverso. Il nome della manifestazione ufficialmente è rimasto lo stesso, EuroMaidan, ma l’obiettivo principale delle migliaia di dimostranti che stanno sfidando il potere e la polizia è un altro: cacciare Ianukovich e il suo “regime”. E in questo momento per molti l’Unione europea non è una priorità. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta: le violenze gratuite delle forze speciali ‘Berkut’ contro chi manifestava pacificamente, le “liberticide” leggi anti-protesta, e infine gli scontri di fine gennaio e quelli degli ultimi giorni tra polizia e insorti, dove hanno perso la vita decine di persone (tra cui anche dieci agenti). In piazza Maidan e nel vicino viale Khreshatik, la zona del centro di Kiev occupata dagli insorti, i mattoni dei marciapiedi continuano a essere divelti dai manifestanti e poi spezzati in due o tre parti, diventando dei perfetti strumenti di guerra contro i poliziotti che continuano a premere sulle barricate del ‘fortino’ di Maidan. Tra quelli che lavorano a questa sorta di catena di montaggio c’è Anastasia, 32 anni, di Kiev. “Siamo qui per rivoltare il Paese – dice -, vogliamo un’Ucraina libera da mafiosi come Ianukovich. Per ora stiamo combattendo per questo, non per l’Unione europea, la questione dell’integrazione europea la si vedrà dopo”. A essere invece a favore “non solo dell’accordo d’associazione con l’Ue ma anche dell’ingresso nell’Ue” è Oleg, 41 anni, di Rivne, una città dell’Ucraina occidentale, baluardo elettorale dell’opposizione. Oleg indossa un caschetto arancione da operaio e ha in mano un lungo bastone appuntito: è pronto alla lotta, anche se il suo sguardo è tutt’altro che aggressivo. “Sono venuto qui da solo – dice – non faccio parte di nessun gruppo”. Per lui l’Ue significa “leggi certe e rispettate, meno corruzione e un Paese migliore, senza Ianukovich”. Galina, 61 anni, un’insegnante d’arte in pensione, stringe in pugno la bandiera di un gruppo nazionalista, eppure anche lei si dice a favore dell’Ue: “I pensionati europei – sostiene – possono viaggiare per il mondo, io invece posso solo pagare le bollette e per vivere devono aiutarmi i miei figli. Ma non è solo questione di denaro – prosegue – voglio anche vivere in un Paese migliore, senza banditi. Un Paese migliore per i miei figli e i miei nipoti. E se dobbiamo combattere, combatteremo”. A poche decine di metri da noi, il palazzo dei sindacati (uno degli edifici occupati dai dimostranti), completamente annerito, continua a fumare: è andato in fiamme nella notte, durante i combattimenti. Sotto, sulle barricate, c’è Pavlo, 28 anni, di Uzhgorod, nell’estremo occidente ucraino. “Sono qui per combattere il regime di Ianukovich – taglia corto -, non sono né a favore dell’Ue né contro: per ora non mi interessa”.  (Giuseppe Agliastro/ANSA)

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