Sochi: Russia oro tra polemiche, Kostner bronzo felice

Pubblicato il 20 febbraio 2014 da redazione

SOCHI (RUSSIA). – Per scalare una montagna bisogna avere pazienza. Poi si arriva in cima e ci si gode il panorama. Carolina Kostner ha aspettato una vita, non ha avuto fretta e adesso che anche la medaglia olimpica è arrivata il cerchio si chiude: e poco importa se a Sochi a vincere è una russa non favorita e soprattutto non la più brava, Adelina Sotnikova, un oro che fa gridare allo scandalo, perché a lei stava a cuore fare l’Olimpiade che sempre sognava. Ci è riuscita, sale sull’unico podio che ancora le mancava, al terzo tentativo, sfatando un tabù che dopo l’incubo di quattro anni fa a Vancouver sembrava dovesse rimanerle attaccato addosso a vita. Il suo Bolero, dopo l’Ave Maria che nel corto l’aveva già portata sul podio virtuale, è regale e sensuale, i salti restano tutti in piedi: fino alla sequenza da brivido triplo salchow, doppio toeloop, doppio loop. Undici in totale, senza mai finire sul ghiaccio. Il punteggio la porta tra le regine di sempre, 216.73, non guadagna posti, non arriva a quell’oro che in tanti forse avevano anche sperato. E’ andata in scena la trappola russa, copione quasi scontato, e a pagare però non è l’azzurra che festeggia il suo bronzo, ma la coreana campionessa in carica, Yuna Kim, sul ghiaccio ancora la numero uno, ma non nei numeri: i giudici a Sochi l’hanno penalizzata togliendole la corona che le sarebbe spettata di diritto. “Io sono solo contenta della medaglia, chiudo qui, questa è la mia ultima competizione. Non giudico il lavoro della giuria” smorza le polemiche la coreana. Doveva vincere una russa comunque, la candidata era Yulia Lipnitskaya, zarina prediletta di Putin, appena quindicenne e già campionessa europea: ma alla baby dei pattini non hanno retto le gambe e dopo il capitombolo nel corto la rincorsa al podio era impossibile anche per i giudici. La seconda scelta, Sotnikova argento nel continente, diventa così la prima: i suoi salti vengono sicuramente super pagati e quando ancora mancava solo la coreana a dover solcare il ghiaccio il 224.59 totale aveva già lasciato intendere tutto. “Volevo vincere, sapevo che la differenza era sottile, ce la giocavamo ai punti e dovevo pattinare in modo puro” ha detto la neo campionessa olimpica. Carolina è felice del suo bronzo, confessa di aver avuto una “paura terribile” prima di lanciarsi sulle note di Ravel: poi ha patinato col cuore, senza pensare al punteggio o alla medaglia. “Sono esaurita, su questo ghiaccio ho lasciato tutta me stessa”. Sognava un pubblico più caldo, ma quello a Sochi si sa sarebbe stato tutto per le padroncine di casa. Ha urlato dopo il corto, perché è lì che ha capito che la sua Olimpiade avrebbe preso una piega diversa dalle due passate: prima dello show finale, abitino cortissimo nero, unghie laccate rosso fuoco come le labbra, si è sparata in cuffia i Negramaro e poi giù, dalla mossa ammiccante fino alla commozione finale. La parola che ripete quasi come un mantra è “grazie”. Adesso che anche l’ultimo tassello è stato messo, che la paura di scivolare col cuore sui pattini è messa via, non pensa al futuro troppo in là. Ai mondiali di Saitama ci sarà, non chiude qui, ma certo non si allenerà più come ora. “E’ stata l’Olimpiade che sognavo”. “Per me è stata la migliore” sorride Tomas Verner l’amico del cuore corso subito a prenderla dopo lo show. La montagna si scala a piccoli passi, l’immagine che le è passata davanti prima di essere finalmente se stessa e godersi l’arrivo. Stanca, ma felice. (dell’inviata Alessandra Rotili/ANSA)

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