Avvocati, crisi morde esercito dei 250mila

ROMA. – “Noi non ce la facciamo più, ne prendano atto!”, così dal palco della manifestazione nazionale degli avvocati, Filippo Marciano, il vicepresidente dell’ Organismo unitario dell’avvocatura – l’organizzazione che ha promosso la marcia dei ‘professionisti della difesa’ sintetizza il morso della crisi sull’esercito dei 250mila avvocati italiani. Una cifra che non ha pari in Europa, e che, anzi, rappresenta il triplo del numero medio di avvocati presenti negli altri Paesi Ue in rapporto a quello degli abitanti. Un ‘fenomeno’ accompagnato dalla moltiplicazione del contenzioso. Più di cinque milioni di fascicoli arretrati nel settore civile, tre milioni e 200 mila in quello penale: questo il ritmo della giustizia intasata. Non più lobby, ormai da tempo, ma “categoria nella quale da anni è in corso una vera e propria proletarizzazione, con conseguente svilimento dell’attività professionale: e una avvocatura debole è una manna per il potere politico e economico”, sottolinea Antonino Galletti, tesoriere dell’Ordine degli avvocati di Roma. Uno studio recente stima che il 48% di questi professionisti dichiara di guadagnare meno di 15mila euro l’anno. E gli anni dell’università, quelli del praticantato, poi il concorso, non assicurano più la sicurezza economica di un tempo. Non ha paura a dirlo Annamaria Chiricone, giovane avvocatessa di Aversa, anche lei al corteo con la nutritissima delegazione campana, una delle regioni con il più alto tasso di avvocati. Ce ne sono 652 ogni centomila abitanti: la media Ue è di 127. La media italiana è di 406 avvocati ogni centomila abitanti. “E’ ora di introdurre il numero chiuso a monte, fin dall’università e poi basta: non si possono fare i concorsi per avvocato tutti gli anni! Siamo troppi e non ce ne è per tutti!”. Nella sola Campania sono pendenti davanti al giudice di pace – in base all’ultimo rapporto dell’Ania – ben 150mila cause per sinistri stradali su un totale di 240mila procedimenti pendenti in Italia, 108mila solo a Napoli. Sarà anche per queste cifre ‘monstre’, totalizzate in determinate aree del Paese, che al corteo non c’era nemmeno uno striscione o un cartello di rappresentanze dell’avvocatura delle regioni a nord di Lazio e Abruzzo dove cala il numero medio degli avvocati per abitante.