Sochi: cene e diplomazia, partita la volata per Roma 2024

SOCHI (RUSSIA). – La stretta di mano con Re Costantino, lo strappo ricucito con la Spagna, e ancora la visita di Alberto di Monaco e la cena tra gli eletti di Putin. I Giochi paralleli dell’Italia a Sochi sono andati in scena fuori dai palazzetti del ghiaccio o dalle piste da sci, serviti per gettare le basi della candidatura olimpica del 2024. In tre settimane sulle rive del Mar Nero si è giocata una partita diplomatica fondamentale per rimettere in piedi il progetto a cinque cerchi, bocciato da quello che fu il governo Monti. A Casa Italia, quartier generale degli azzurri, sono passati i cinque continenti: rappresentanti di tutti i Paesi, e sopratutto, in quanto membri Cio, tutti possibili voti quando nel 2017 si deciderà la sede ospitante dei Giochi. La strada è ancora lunga, i tempi meno: perché già a fine anno nella sessione straordinaria del Cio a Montecarlo verrà scelta la sede in cui il Cio si riunirà per assegnare la rassegna olimpica dopo Tokyo 2020. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha lavorato molto sulla diplomazia: la cucina made in Italy, merce rara da queste parti, ha reso più accattivante l’operazione e sulla tavola azzurra sono praticamente passati tutti. A inaugurare la serie il comitato olimpico spagnolo, con il quale c’era da riportare il sereno dopo che l’Italia si è schierata decisamente per Tokyo, scartando Madrid, nella precedente assegnazione: la moglie di Samaranch jr è romana e riportare il sereno tra i due Paesi non è stato difficile. Un ruolo importante per la sezione ‘teste coronate’ lo gioca re Costantino: l’ex sovrano greco, membro onorario del comitato olimpico internazionale, ha vissuto a Londra e tiene sotto controllo la lobby reale, da Anna d’Inghilterra a Alberto di Monaco. Anche il principe monegasco ha fatto visita a Casa Italia, così come due esponenti del giro degli atleti: Frank Fredericks, sprinter namibiano che vive in Germania e Claudia Bokel, spadista tedesca ora presidente della commissione atleti del Cio. Una sera è stata dedicata ai membri sudamericani, anche qui tanti voti da mettere in cascina. Più di una volta si è visto Sam Ramsamy, potentissimo rappresentante sudafricano e di tutto il continente, che secondo Naval El Moutawakel, membro del Marocco, deve aspettare ancora almeno trent’anni prima di poter aspirare a un’Olimpiade. E nel frattempo si incassa l’ok all’Italia. Malagò ha ottimi rapporti con il nuovo presidente Thomas Bahc, che non ha mai nascosto una certa simpatia per un’eventuale candidatura italiana. Lo stesso Bach ha incontrato Alex Gilady, membro israeliano del Cio, nonché vicepresidente della Nbc che detiene i diritti televisivi olimpici per l’America. Una vera superpotenza. E ancora stretta di mano con gli australiani, e quella in avvio di Giochi con il padrone di casa che, sebbene nel tour dei quartieri generali abbia ‘snobbato’ Casa Italia, nella cena con i comitati olimpici di tutti i paesi ha fatto sistemare i tavoli secondo lo scacchiere del suo gradimento: in fondo Stati Uniti e Francia (i paesi che non hanno mandato rappresentanti istituzionali alla cerimonia inaugurale), l’Italia di Malagò tra gli eletti. Il presidente del Coni ha parlato col leader del Cremlino: lingua scelta per il ‘bilaterale’ il tedesco con Bach a fare da interprete. E a Sochi Enrico Letta, praticamente ultima uscita da premier, aveva rilanciato Roma2024 definendola “partita giocabile”. La palla ora passa a Matteo Renzi, che al Coni aveva già fatto visita da sindaco di Firenze con Graziano Delrio, ora sottosegretario alla presidenza del Consiglio. I rapporti anche con il nuovo asse sono buoni: il 9-10 giugno poi si celebrano i 100 anni del Coni, altra occasione ghiotta per fare lobby. Poi scatterà la corsa: tante le possibili avversarie di Roma, solo l’America ne ha sette papabili (Boston, Dallas, Filadelfia, Washington, Los Angeles, San Diego e San Francisco); facile che ci riprovi Doha, e si lanci Baku. Meno europee, qualche chance per l’Italia che a Sochi ha lanciato la sua volata.

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