Renzi a Parlamento: Fatti e niente spot

ROMA. – Che si metta a twittare di buon mattino con gli italiani, rispondendo ai loro quesiti, non è esattamente ciò che ci si aspetterebbe da un premier alla vigilia di una prova politica cruciale. Eppure Matteo Renzi lo ha detto, vuole avere una “concretezza da sindaco”, perciò fa finta che il Parlamento davanti al quale domani chiederà la fiducia sia il suo Consiglio, gli italiani i suoi cittadini. Ed è a loro soprattutto che, parlando alle Camere, spiegherà che questa è l’ultima occasione, che ci vuole animo e “coraggio” e che “si andrà dritti sulle riforme”. Il discorso sulla fiducia, che Renzi farà mettendo per la prima volta piede nelle Aule di Senato e Camera, punta ad essere una sferzata di ottimismo: si può, si deve. E i punti cardinali del “we can” renziano sono le riforme annunciate al Quirinale sciogliendo la riserva: legge elettorale, lavoro, fisco, giustizia. “Punto ad un governo di legislatura per le riforme”, dirà Renzi. Altrimenti, “non è Renzi che ha paura del voto”, spiega in chiaro Graziano Delrio. Dunque è il Parlamento che adesso deve dire se vuole o no mettersi a correre insieme a Renzi, perchè le cose da fare sono tante e il tempo per convincere l’Europa ad essere generosa è poco. Il discorso di domani, come è facile immaginare, non sarà ingessato, ma sarà molto “Matteo style”, una prosecuzione ideale della conversazione via Twitter con gli italiani che Renzi ha interrotto (“perchè se no passo la domenica su Twitter invece di studiare i dossier con Delrio”) e che ha promesso di riprendere prima possibile. Il premier ha assemblato le idee un pò nelle ultime intense giornate, un pò oggi nella corsa in autostrada verso Roma, un pò prendendo spunto dagli appunti scritti su un quadernino e poi trasferiti al computer. Renzi ci ripenserà ancora, nella prima notte che trascorre da solo nell’appartamento a Palazzo Chigi che diventa la sua ‘casa’ romana, e limerà fino alle due del pomeriggio, quando e’ atteso al Senato. Della nuova stagione riformatrice che annuncerà fa parte anche un forte impegno per la scuola. Poi legge elettorale entro metà marzo, perchè non esiste nessun accordo scritto per “congelare” l’Italicum, come dice Ncd (Ma Delrio si cautela “in sei mesi avremo la legge elettorale fatta e le altre riforme saranno quasi finite alla fine del semestre”). E ancora subito giù le tasse sul lavoro: taglio dell’Irap per dare ossigeno alle imprese e incentivare l’assunzione dei giovani, riduzione dell’Irpef di un punto per i redditi più bassi. E insieme riforma del mercato del lavoro e taglio del cuneo fiscale. “Nella mia esperienza di amministratore le tasse le ho sempre ridotte. Provincia: Ipt. Comune: Irpef. Niente promesse ma ci proviamo”, cinguetta il premier al mattino. Poi sarà la volta delle riforma della Pubblica Amministrazione e della battaglia contro la burocrazia, “la madre di tutte le battaglie, significa cambiare mentalità tutti”, promette direttamente ai cittadini via Twitter il premier, che vuole sfruttare al meglio chi lavora nella Pubblica Amministrazione ma non ha in mente taglia alla Brunetta. Una anticipazione della riforma del fisco che Renzi ha annunciato per maggio l’ha data oggi Delrio, parlando di una possibile tassazione dei Bot e della volonta’ di parametrare le tasse sulle rendite finanziarie ai livelli Europei. L’intento e’ quello di riequilibrare: meno tasse sul lavoro, ma dà di più chi di più ha. E insieme taglio dei costi della politica, taglio del cuneo fiscale, arriverà la riforma della giustizia, a Giugno. “Non annunci spot, ma una visione alta e concreta da sindaci”, twitta ancora Renzi. Al lavoro subito, con la squadra completa di viceministri e sottosegretari (almeno due o tre per ministero), da nominare nel prossimo consiglio dei ministri di martedì. (Milena Di Mauro/ANSA)