La Lazio soffre e vince, in 40mila contestano Lotito

ROMA. – Metti una sera allo stadio ma non per assistere ad una partita di calcio bensì per contestare. E’ lo spettacolo andato in scena questa sera all’Olimpico che non ha visto protagoniste né Lazio né Sassuolo (con la vittoria della formazione di Reja per 3-2), ma i tifosi biancocelesti accorsi in massa (circa 40mila, più che con la Juventus, più o meno gli stessi per il derby con la Roma, nonostante l’aumento del prezzo dei biglietti), uniti nella contestazione al presidente Claudio Lotito. Una contestazione che va avanti da tempo, alimentata dal deludente mercato invernale (e dalla cessione di Hernanes), che ha ricompattato le varie anime della tifoseria, compreso quello zoccolo duro da sempre in polemica con il presidente biancoceleste. Non che in altre partite manchino i cori di contestazione contro il patron (che vive sotto scorta e che stasera, è giunto all’Olimpico con una rafforzata rispetto al solito) ma stasera la protesta ha vissuto il suo momento clou. Prima il corteo, partito poco dopo le 18 da piazza maresciallo Giardino fino all’ingresso in curva Nord (monitorata dalle forze dell’ordine anche con l’utilizzo di un piccolo drone), poi i 30 mila cartoncini con la scritta ‘Libera la Lazio’ che hanno colorato di bianco l’Olimpico. E poi i cori (la maggior parte irripetibili), gli striscioni (da ”Assoluta maggioranza” a ”Lotito sei come Cimabue, fai una cosa ne sbagli due”, a quello ‘Aridatece i marò prendetevi Lotito”), lo sventolio delle bandiere con l’immagine di Sergio Cragnotti, il presidente dello scudetto e predecessore proprio di Lotito. Lui, Lotito, ha vissuto questa domenica sera come sempre, impassibile di fronte a tutto, ai cori, agli striscioni, alle bordate di fischi che lo hanno accolto al suo arrivo in tribuna pochi minuti prima del fischio d’inizio, quando si è accomodato tra il ds Igli Tare e il presidente della Lega di serie A Maurizio Beretta, e pure all’inizio della ripresa quando tutto lo stadio urlava ”fuori fuori”. Un clima surreale, e la sfida tra Lazio e Sassuolo passa quasi in secondo piano. La partita comincia con i cori di contestazione, l’esposizione dei cartoncini bianchi e i fischi, all’annuncio delle formazioni per Reja e la panchina biancoceleste e si conclude, nonostante la vittoria, con i fischi e il muro di cartoncini bianchi. Nel mezzo della contestazione c’è il calcio, quello giocato. La squadra di Reja è reduce da due sconfitte in quattro giorni (Catania e Ludogorets) e ha contro il Sassuolo la possibilità di risalire la classifica. La partita scivola via senza troppi sussulti fino al gol di Radu (36′ pt) che per qualche minuto fa passare in secondo piano la contestazione. Il Sassuolo prova a reagire nella ripresa. Malesani, tenta la carta Berardi e l’attaccante neroverde sfiora il gol appena entrato. Poi al 28′ arriva il momentaneo pareggio del Sassuolo con il gol dell’ex Floccari. Il pareggio dura appena un minuto perché al 29′ Ziegler perde palla a centrocampo (e s’infortuna) e lancia Gonzalez che serve Klose che batte Pegolo in uscita. Sul 2-1 per i padroni di casa però la gara è tutt’altro che finita: il Sassuolo trova di nuovo il pari al 34’ con Floro Flores (subentrato a Ziegler) che su punizione supera Berisha. Quattro minuti e arriva il gol-vittoria della Lazio: Radu dalla sinistra crossa verso Candreva marcato da Cannavaro: l’ex partenopeo sfiora e la palla va in rete. La Lazio vince, nonostante i fischi e la contestazione. (Laura Masiello/ANSA)
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