Russia: Dure condanne per anti-Putin. Nuovo fermo Pussy Riot

ROMA. – Mano pesante della giustizia russa contro alcuni oppositori arrestati nel 2012 alla manifestazione che segnò la vigilia del ritorno di Vladimir Putin alla presidenza: sette sono stati condannati a pene fino a 4 anni di detenzione, con una sentenza che ha attirato forti critiche e scatenato una nuova protesta a Mosca, nella quale sono state fermate almeno 200 persone, fra cui le due Pussy Riot da poco uscite dal carcere e il leader d’opposizione Alexiei Navalni. Tutto questo il giorno successivo alla chiusura delle Olimpiadi di Sochi nelle quali il presidente russo ha detto che il mondo ha potuto ammirare una Russia “aperta e moderna”. Gli imputati in totale erano otto, fra cui una donna: tutti erano stati arrestati a Mosca durante i disordini di piazza Bolotnaia il 6 maggio del 2012, quando l’opposizione convocò una protesta alla vigilia dell’insediamento di Putin al Cremlino per il suo terzo mandato da presidente dopo uno da premier. Venerdì era stato pronunciato il verdetto di colpevolezza per i reati di “disordini di massa” e “violenza contro le forze dell’ordine”, ed era seguita immediatamente una protesta di piazza, con 200 persone fermate èer interrogatori. La sentenza è stata letta agli imputati ammanettati in gabbia, con pene che variano dai 2 anni e 6 mesi ai 4 anni di carcere inflitti a Serghiei Krivov per sette degli imputati. L’unica donna, Aleksandra Dukhanina, è stata invece condannata con la condizionale a 3 anni e 3 mesi. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha fatto sapere che i condannati potranno richiedere la grazia a Putin, che “l’esaminerà”. “Sentenza ingiusta, crudele e inadeguata”, è tuonato uno degli avvocati difensori, Dmitri Agranovski, che ha annunciato ricorso e ha parlato apertamente di sentenza politica: “E’ stata pronunciata tenendo conto della situazione politica e non in funzione delle specifiche accuse”, considerando che i “disordini di massa” – ha aggiunto il legale – “non ci sono stati”. La condanna ha innescato critiche e proteste a tutti i livelli, dalle organizzazioni per i diritti umani alle cancellerie internazionali – la responsabile della politica estera Ue, Catherine Ashton si è detta “preoccupata” da una condanna definita “sproporzionata”. Ma l’opposizione russa si é subito nuovamente mobilitata con una manifestazione non autorizzata davanti al tribunale, dove veniva letta la sentenza del “caso Bolotnaia”, al grido di “Libertà” e “Russia senza Putin”, durante la quale oltre 200 persone sono state fermate. Fra esse le due Pussy Riot Nadia Tolokonnikova e Maria Alekhina, che dopo essere uscite dal carcere per la preghiera blasfema anti-Putin e aver dichiarato la loro irriducibile battaglia contro l’uomo forte del Cremlino, erano già state fermate per alcune ore per una protesta dei giorni scorsi a Sochi. Fra i fermati anche il marito di Tolonnikova, Piotr Verzilov, e il blogger “nemico numero uno” di Putin, Aleksander Navalni. I critici avanzato il sospetto che si sia attesa la chiusura dei Giochi Olimpici per annunciare la sentenza, che avrebbe guastato la festa. Nella quale, secondo quanto dichiarato dallo stesso Putin a mo’ di bilancio, la Russia ha dimostrato al mondo di essere “aperta, moderna e multiforme”.

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