L’Opposizione respinge l’invito al dialogo del presidente Maduro

Pubblicato il 25 febbraio 2014 da redazione

CARACAS – Ancora cortei, manifestazioni, e “guarimbas”. La fiamma della protesta, nonostante gli appelli alla pace fatti dal capo dello Stato, Nicolás Maduro,  non tende ad estinguersi. Anzi, proprio quando sembrava che il fuoco della rivolta fosse ormai soffocato, torna di nuovo ad ardere.

Mentre a Caracas, nei quartieri di classe media, a sera si erigono barricate, da  Merida giungono notizie poco rassicuranti e si apprende che a Maracay la protesta é sfociata in saccheggi che, si teme, potrebbero propagarsi in tutto il Paese come accadde con il ‘Caracazo’. Nuove fibrillazioni si attendono per la “Camminata per la vita” organizzata dalla deputata Maria Corina Machado ed alla quale hanno giá assicurato la propria adesione numerose organizzazioni di Opposizione. Negli “Altos Mirandinos” gli studenti hanno convocato un corteo di protesta, pacifico, per esigere la fine della repressione e la liberazione degli studenti arrestati.

E’ evidente, quindi, che l’operazione di pacificazione lanciata dal presidente Maduro verso l’opposizione e gli Stati Uniti non sembra aver avuto successo. Ed infatti, se studenti e dirigenti antichavisti, come giá detto, confermano nuove proteste, Washington risponde all’espulsione dei suoi tre funzionari consolari con altrettante espulsioni di diplomatici venezolani.

Oggi, su iniziativa del presidente Maduro é in programma la “conferenza per la pace e la vita”, con l’obiettivo di sottoscrivere “un accordo per rinunciare alla violenza come metodo di azione politica”, ma l’invito sembra essere caduto nel vuoto. L’opposizione non indietreggia. L’ex candidato presidenziale Henrique Capriles, poi, non si è nemmeno presentato al Consiglio Federale (riunione di governatori e sindaci) da dove il capo dello Stato ha lanciato la proposta. Capriles ha spiegato che non considerava opportuno presentarsi “al palazzo presidenziale di Miraflores in questa situazione di repressione e violazione dei diritti umani”. E poi Maria Corina Machado – la deputata che rappresenta il settore più radicale dell’antichavismo – ha invitato ad un “corteo silenzioso di donne in bianco”. Corteo che, dopo aver attraversato alcuni quartieri dell’ovest di Caracas, dovrebbe giungere fino alla sede centrale della Guardia Nazionale Bolivariana (Gnb). Al ‘corteo silenzioso’, dovrebbe assistere Lilian Tintori, la giovane italo-venezuelana moglie di Leopoldo Lopez, il leader del partito Volontà Popolare imprigionato ed accusato di aver istigato la violenza di piazza nelle proteste antichaviste.

La crisi aperta in Venezuela dalla protesta studentesca ha mobilitato anche le star dello spettacolo, almeno su Internet: alcuni – come Shakira, Ricky Martin o la stessa Laura Pausini – si limitano ad appelli generici alla pace, ma altri sono più critici verso il presidente Maduro, come nei casi di Cher e Madonna. Su Twitter, gli hashtag più gettonati sono #prayforvenezuela e #sosvenezuela: la cubano-americana Gloria Estefan e il colombiano Juanes li hanno usati per esprimere la loro preoccupazione per la violenza nel Paese, così come Steve Tyler degli Aerosmith e Gianluca, de Il Volo.

A sorpresa, le critiche più articolate al modo in cui Maduro affronta la contestazione giovanile sono venute da cantautori considerati di sinistra: il panamense Ruben Blades – che come si sa ha scritto una lettera aperta nel quale analizza in dettaglio la situazione a Caracas –  e l’uruguayano Jorge Drexler – che ha pubblicato un messaggio di una sua cugina, figlia di rifugiati politici della dittatura che vive in Venezuela -.

A favore del governo, viceversa, si sono espressi Diego Armando Maradona, che ha denunciato “le menzogne create dagli imperialisti” sulla repressione della protesta, e i membri di Ska-P, gruppo punk spagnolo molto popolare in America del Sud, secondo il quale dietro la mobilitazione giovanile si nasconde “l’oligarchia” e “le grandi corporazioni di ‘gringos’ ed europei”.

Ed intanto, proseguono le denuncie di presunti tentativi di “golpe”, e dell’esistenza di un “golpe lento”, strisciante. A tutto questo deve sommarsi l’ultima accusa lanciata dal presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, contro uno dei manifestanti morti a Caracas a margine delle proteste antichaviste. Stando alle denuncie del presidente dell’A.N., Alejandro Márquez sarebbe uno dei presunti killer addestrati negli Stati Uniti per uccidere il presidente Maduro. Ma la famiglia ha rimandato al mittente ogni accusa e ribattuto: “Alejandro era solo un amante del softair, un gioco basato su tattiche militari”.

L’altra sera, Cabello ha fatto vedere in un programma tv una serie di foto e messaggi del Twitter di Alejandro Marquez, un ingegnere informatico morto domenica scorsa, dopo essere stato colpito lo scorso 19 febbraio da agenti della Guardia Nazionale Bolivariana (Gnb) mentre partecipava a una protesta a Caracas. Vari testimoni hanno consegnato alla procura prove documentali contro 7 uomini della Gnb. Secondo il presidente del Parlamento, invece, Marquez “era stato pagato come mercenario e parte del suo lavoro era probabilmente assassinare il presidente Maduro”, ed è stato ucciso dai suoi complici nella cospirazione.

Cabello ha fatto vedere foto di Marquez con altri uomini, vestiti con uniformi mimetiche, indicando che erano state scattate durante “un allenamento del suo gruppo paramilitare”. Le accuse di Cabello sono state definite “indegne” dalla madre di Marquez, mentre la Federazione Venezuelana di Airsoft – gioco bellico che si pratica con repliche di armi vere, caricate con pallini inoffensivi – ha diffuso un comunicato nel quale afferma che Marquez praticava questo sport, che “non prevede né una preparazione né un orientamento militaristico”.

Intanto il presidente del Panama, Ricardo Martinelli, ha annunciato su Twitter che il suo paese ha “chiesto al presidente del consiglio permanente dell’ Organizzazione degli Stati Americani (Osa) di convocare una riunione di ministri degli Esteri per analizzare la situazione in Venezuela”.

In ultimo, anche il Sindaco di Valencia, l’italo-venezuelano Michele Cocchiola, ha annunciato che nel suo comune saranno sospese tutte le attivitá previste, come ogni anno, per il Carnevale.  Ha quindi chiesto la collaborazione dei manifestanti.

– L’89 per cento degli abitanti di Valencia sono d’accordo con le proteste – ha commentato il Sindaco – ma solo il 6 per cento con le barricate.

Ha quindi chiesto di non far precipitare la cittá nell’anarchia.

 

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