Putin mostra i muscoli, manovre al confine dell’Ucraina

MOSCA. – Vladimir Putin mostra i muscoli, quelli del suo esercito, in questi giorni di incertezza e tensione sul futuro dell’Ucraina, poche ore prima del varo del nuovo governo ‘rivoluzionario’ di Kiev: come comandante in capo, ha ordinato una gigantesca esercitazione militare con 150 mila uomini per testare la capacità di reazione delle truppe nei distretti centrale e occidentale, quest’ultimo confinante in parte con l’Ucraina. Un’operazione non collegata con la crisi a Kiev, si è affrettato a precisare il ministro della difesa Serghiei Shoigu, senza escludere però che alcune manovre possano tenersi ai confini con l’Ucraina. Quanto basta per lanciare il messaggio che serve, ossia che Mosca è pronta a qualsiasi opzione, anche quella militare. L’obiettivo, ha spiegato Shoigu, ”è controllare la capacità dell’esercito di operare in situazioni di crisi che rappresentano una minaccia bellica alla sicurezza del Paese e anche di carattere terroristico, epidemiologico e tecnologico”. Uno scenario ampio, che comprende tutto. La prova di forza, che durerà sino al 3 marzo, e di cui è stata informata la Nato, si declina con numeri che impressionano: 90 aerei, 120 elicotteri, 880 carri armati, oltre 1200 mezzi di vario genere e sino a 80 navi della flotta del Nord e del Mar Baltico, ma non del Mar Nero. Il primo test del genere, dopo circa 20 anni, fu ordinato da Putin nel cuore della notte lo scorso febbraio e riguardò il distretto militare centrale, mentre un mese dopo furono disposte manovre navali sul Mar Nero. Seguirono altre due esercitazioni, in maggio per tutta l’aviazione e in luglio nel distretto orientale per quasi tutti i tipi di arma, con 150 mila uomini. Questa volta, oltre alle truppe di terra, sono stati mobilitati anche il comando della difesa aerea spaziale, dei paracadutisti, dell’ aviazione cargo e di lunga gittata. Ad avvalorare la tesi che Mosca sta scaldando i muscoli per ogni evenienza, c’è anche l’annuncio di Shoigu che la Russia prende ”le misure per garantire la sicurezza delle nostre installazioni, delle nostre infrastrutture e del nostro arsenale della flotta del Mar Nero”. ”Seguiamo attentamente ciò che capita in Crimea e tutto quello che succede intorno alla flotta del Mar Nero”, ha aggiunto. Intanto a Yalta sono giunti soldati di leva da Sebastopoli per tutelare il sanatorio della flotta del Mar Nero, che attualmente ospita 31 persone, come ha riferito il suo direttore. E intanto sono comparsi due blindati a Sebastopoli, che ospita la flotta russa del Mar Nero. Del resto in Crimea la tensione resta alta, come dimostrano i tafferugli tra migliaia di tartari musulmani e manifestanti filorussi davanti al parlamento di Sinferopoli, la capitale. Putin per ora mantiene il suo silenzio sull’arrivo di un nuovo potere a Kiev e sulla destituzione del presidente Viktor Ianukovich, che alcuni fonti indicano in Russia (forse in transito per altre destinazioni) ed altre invece in Ucraina, compresa la procura generale di Kiev. Ma se la linea dettata ufficialmente dal ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov è quella di non interferire, il Cremlino alza indirettamente i toni con messaggi trasversali mentre deputati e senatori russi fanno la spola in Crimea, scimmiottando quello che Mosca rimproverava a molti leader europei accorsi sulla spianata di Maidan. Intanto la Vtb, una delle maggiori banche statali russe, tra quelle più esposte in Ucraina, chiude i rubinetti dei prestiti al ”Paese fratello”: un segno di ulteriore pressione su Kiev. (Claudio Salvalaggio/ANSA)