Papa: “Cessi la violenza”. Jaua: “Nessun uso eccessivo della forza”

CARACAS – La polizia e la Guardia Nazionale non hanno fatto uso eccessivo della forza nel reprimere le manifestazioni di protesta che, in questi giorni, si sono allargate a macchia d’olio infiammando il Paese. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Elías Jaua, che ha inizato una ‘tournèe’ tra i paesi latinoamericani per dare la versione ufficiale di ció che accade in Venezuela.

E mentre il ministro degli Esteri, cercherà di convincere i Paesi amici che in Venezuela stiamo assistendo ad un “golpe lento, strisciante” promosso da frange dell’estrema destra il Papa ha fatto un appello alla pace, sensibilizzato sicuramente dall’immensa bandiera venezolana che per la seconda domenica di seguito ha invaso Piazza San Pietro, e allarmato dalle notizie della violenza che scuote il Paese.

L’appello di Papa Francesco affinché “cessi quanto prima la violenza” in Venezuela è arrivato poche ore prima dell’apertura della “conferenza per la pace e la vita” convocata dal presidente Nicolás Maduro a Caracas. In una giornata nella quale, d’altronde, la capitale è stata scenario di nuove manifestazioni. Durante l’udienza generale in Vaticano, il papa ha detto di seguire “con apprensione” la situazione nel paese e ha chiesto che “tutto il popolo venezuelano” – anzitutto i suoi “responsabili politici e istituzionali”- promuovano “un dialogo sincero, rispettoso della verità e della giustizia”.

Proprio ieri, la Conferenza Episcopale del Venezuela aveva denunciato “l’uso della forza in alcune manifestazioni da parte delle forze della sicurezza”, così come “l’irruzione di gruppi armati che non sono né polizia né militari e che hanno attaccato la popolazione”.

La stessa denuncia, ma in maniera più silenziosa, era stata fatta domenica scorsa (e anche la precedente) in Piazza San Pietro da un grupo di organizzazioni venezuelano-italiane coordinate dalla Mud-Italia. E sicuramente l’immensa bandiera tricolore del Venezuela che ha invaso Piazza San Pietro avrà richiamato l’attenzione di Papa Francesco, sempre sensibile a quanto accade in questa parte dell’Oceano.

Dalla sede dell’assemblea dei vescovi, come in programma, è partita ieri una “marcia silenziosa delle donne in bianco”, guidata da Maria Corina Machado -esponente del settore più radicale dell’antichavismo- e dall’italo-venezuelana Lilian Tintori, moglie di Leopoldo Lopez, il leader del partito Volontà Popolare imprigionato ed accusato di aver istigato la violenza di piazza nelle protesta antichaviste.

Il corteo ha consegnato un documento di “denuncia di abusi, tortura ed uccisioni” nella sede centrale della Guardia Nazionale Bolivariana (Gnb). La manifestazione delle donne antichaviste si è tenuta lontano da un’altra manifestazione, questa, però, pro-Maduro.

Il presidente Maduro, intanto, prosegue nella sua denuncia di un  golpe fascista strisciante” appoggiato dagli Usa. E’ proprio Washington, ritiene il presidente, a nascondersi dietro la contestazione studentesca. Per cercare di porre fine alla tensione, Maduro ha decretato che oggi e domani siano giorni festivi, allungando così fino a martedì prossimo le ferie in occasione del Carnevale, contestando alcuni sindaci dell’opposizione che hanno preferito cancellare ogni festeggiamento.

– L’alternativa – ha proclamato il presidente Maduro – è felicità contro amarezza, odio contro amore, Carnevale contro fascismo.

Il capo dello Stato, quindi, ha annunciato la creazione in Parlamento di una “commissione per la verità” sulle violenze di questi giorni. Una commissione integrata da esponenti del partito di governo. Da sottolineare, poi, che è caduto nel vuoto l’appello del presidente Maduro di dare vita ad una “Conferenza per la Pace”. I leader della Mud l’hanno disertata in blocco. La ‘Conferenza’ è stata definita “una mascherata” dall’ex candidato presidenziale Henrique Capriles. I vescovi cattolici hanno a loro volta accettato l’invito, puntualizzando però che non serve “chiedere pace e dialogo con un linguaggio incendiario” e che “la ricerca della verità è un valore ormai perso in Venezuela, in quanto oscurato dalle polemiche politiche”.

Il Capo dello Stato, intervenendo poco prima dell’apertura della ‘Conferenza’ ad una manifestazione di contadini e indigeni ha affermato che sono più di 50 i morti a causa delle proteste. Un bilancio assai pesante.

– Più di cinquanta morti – ha detto il capo dello Stato parlando a reti unifícate -: è il bilancio delle azioni di questi ultimi giorni organizzate da “piccoli gruppi fascisti” a Caracas e in altre città del Venezuela. Ormai i morti per le barricate e i blocchi delle strade – ha sottolineato – sono più di cinquanta.

E mentre nel Paese le proteste infiammano gli animi dei venezolani, la diplomazia è al lavoro per ricucire lo strappo tra Venezuela e Stati Uniti. Il Segretario di Stato, John Kerry, dopo la notizia che la “Casa Amarilla” aveva designato un ambasciatore per gli Stati Uniti, ha assicurato che il suo paese desidera un miglior rapporto con il Venezuela. Ma ha anche detto che “non resterà a braccia conserte mentre si accusano gli Stati Uniti di cose che non hanno fatto e di cui non sono responsabili”.

– Siamo pronti ad un cambio – ha detto Kerry  -. Le tensioni tra i due Paesi durano da troppo tempo.

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