Amnesty contro Israele, cinico disprezzo della vita umana

Pubblicato il 27 febbraio 2014 da redazione

TEL AVIV. – Israele ha il ”grilletto facile”: suona così il titolo di un rapporto di Amnesty International che accusa lo stato ebraico di usare ”una violenza eccessiva e sfacciata” in Cisgiordania con ”decine di civili palestinesi, bambini compresi, uccisi negli ultimi tre anni”. Vittime di un ”cinico disprezzo della vita umana”, rincara la dose il rapporto: 87 pagine in tutto, respinte peraltro a stretto giro al mittente dall’esercito israeliano con la recriminazione che l’Ong ”ignora completamente la sostanziale crescita della violenza palestinese cominciata l’anno scorso” e mostra “una totale mancanza di comprensione per le sfide operative poste alle forze armate”. Lo scambio di accuse è stato segnato sul campo dall’uccisione a Bir Zeit, vicino a Ramallah, di un palestinese asserragliatosi in una casa e definito dall’esercito un sospetto ”terrorista” che avrebbe preso parte e programmato una serie di attacchi in Cisgiordania. Il governo dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), tramite il portavoce Ihab Bazzezo, ha replicato che il fatto di Bir Zeit è invece ”un esempio delle violenze perpetrate quotidianamente verso il nostro popolo”.  Amnesty International, nel suo documento, sottolinea ”il crescente spargimento di sangue e delle violazioni dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, a seguito di un utilizzo da parte dell’esercito israeliano, dal gennaio 2011, di forza inutile, arbitraria e brutale contro i palestinesi”. ”Il rapporto – ha detto Philip Luther direttore dell’Ong per Medio Oriente e Nord Africa – presenta prove che dimostrano uccisioni e lesioni ingiustificate nei confronti di civili palestinesi da parte delle forze israeliane in Cisgiordania”. Azioni che in alcuni casi potrebbero essere considerate ”crimini di guerra”: l’Ong ha calcolato in 45 i palestinesi uccisi tra il 2011 e i 2013, inclusi sei bambini. L’esercito ribatte denunciando ”il notevole aumento nel lancio di pietre” (oltre 5.000, metà nelle strade principali) che hanno messo a rischio ”in modo grave la vita di civili e militari: 132 israeliani – afferma un portavoce militare – sono stati feriti in un anno solo, circa il doppio dell’anno precedente”. Sottolinea inoltre che ”nel 2013 ci sono stati 66 attacchi terroristici che includono sparatorie, piazzamento di ordigni esplosivi, attacchi con armi e il rapimento con assassinio di un soldato”. La ”violenza” – è la sua conclusione – inizierebbe quindi ”da parte palestinese”. L’uomo ucciso oggi, Muatazz Washaha, di 25 anni – secondo fonti militari – e’ un affiliato del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (sinistra radicale). La polizia (che secondo altre fonti era in cerca del fratello dell’uomo, militante della stessa organizzazione) avrebbe tentato l’arresto, ma Washaha – secondo i media – si è asserragliato in un casa a Bir Zeit. Dopo il rifiuto di arrendersi, la polizia, coadiuvata da reparti dell’esercito, avrebbe cominciato a demolire con un bulldozer l’abitazione. Sarebbe anche stato adoperato un razzo anticarro per stanare il sospetto, ma fatto sta che – a quanto si è appreso – alla fine l’uomo è stato ucciso con due colpi alla testa. Nel raid sono stati arrestate altre due persone, poi consegnate allo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno di Israele. L’esercito ha dichiarato di aver trovato nella casa un’arma da fuoco.  (Massimo Lomonaco/ANSA)

 

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