Italia a NY, servono ossessione crescita e riforme

Pubblicato il 28 febbraio 2014 da redazione

NEW YORK. – L’Italia può farcela ma ha bisogno di riforme, dal lavoro alla giustizia passando per la semplificazione, per attrarre investimenti. Il governo del premier, Matteo Renzi, piace ma oltre alla parole servono i fatti. Questo il messaggio emerso dal Secondo Summit dell’Italian Business & Investment Initiative, organizzato da Fernando Napolitano che ha riunito a New York, aziende americane e italiane ma anche istituzioni delle due sponde dell’Atlantico per discutere di Italia. ”Dobbiamo investire in Italia ora, non solo per i numerosi punti di forza delle piccole e medie imprese, che rappresentano l’ossatura delle nostre esportazioni, ma anche perché l’Italia farà le necessarie riforme per crescere” afferma Napolitano. Ed è proprio la crescita – o quella che deve essere una vera e propria ”ossessione della crescita” come ha indicato l’amministratore delegato di Estee’ Lauder Fabrizio Freda – il tema chiave per l’Italia. ”Gli italiani devono capire che sono parte della soluzione. Devono credere di più in loro stessi. Serve una riforma del lavoro e Renzi ha l’opportunità per farla” mette in evidenza Claudio del Vecchio, amministratore delegato di Brooks Brothers. Prima del lavoro è necessario semplificare la burocrazia, l’infrastruttura del governo, mette invece in evidenza l’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti. Per la crescita ”non possiamo aspettare il miracolo. Dobbiamo fare le riforme” aggiunge il vice presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, mettendo in evidenza l’importanza dell’accordo per il canale di Panama, che riguarda anche una società italiana, e quella dell’accordo di libero scambio al quale gli Stati Uniti e l’Unione Europea stanno lavorando. Renzi ha ”detto belle cose, molte delle quali le condivido, queste cose poi bisogna farle” aggiunge Tajani. ”L’Italia deve fare riforme e investimenti in se stessa”, precisa l’ex ambasciatore americano a Roma, David Thorne. Si dice ottimista l’ex ministro dell’economia, Vittorio Grilli, che individua nella ”velocità” il problema dell’Italia: è troppo lenta per la globalizzazione. Grilli scherza sul fatto che in molti gli hanno detto che era ministro tre anni fa, invece lo era solo 10 mesi fa: le cose cambiano rapidamente, dice sorridendo. ”Burocrazia, tasse e istruzione sono le priorità” afferma Grilli, sottolineando che in Italia ”siamo abituati a dare per scontate alcune cose che non dovrebbero esserle”. ”Siamo l’unico paese industrializzato e la nona economia al mondo a non avere un dispositivo di comunicazione inglese che arriva dall’Italia. Gli italiani non partecipano al dibattito globale. La nostra immagine – mette in evidenza Napolitano – dipende dalle decisioni che gli altri prendono per noi. Ritengo che dobbiamo affrontare questi temi per attrarre investimenti esteri e crescita”.

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