Fotoreporter italiana fermata a piazza Altamira

CARACAS. – Francesca Commissari, fotoreporter italiana, è stata fermata nel tardo pomeriggio di ieri nei pressi di piazza Altamira nell’ambito di una vasta “operazione speciale” condotta dalla Guardia Nacional Bolivariana. Sono 41 le persone detenute, tra cui 8 stranieri.

Non è ancora chiaro se la giovane connazionale, collaboratrice del quotidiano El Nacional, disponga oppure no di un visto di lavoro. Potrebbe, infatti, essere entrata nel Paese nelle vesti di semplice turista. Ciò che è chiaro, invece, è che le sia stata tolta la sua macchina fotografica assieme a tutto il resto e che sia stata trasferita presso il complesso militare di Fuerte Tiuna in tarda serata, come da lei stessa annunciato attraverso l’account Twitter @Mrlz_Crdv.

Alfredo Romero, direttore del Foro Penale, ha confermato su web e reti sociali quanto stava accadendo, dichiarando di essere pronto sin da subito ad assistere i giovani coinvolti. Il suo team di legali, in contatto con il Consolato Generale d’Italia, è riuscito ad incontrare la ragazza ed ha confermato che sta bene.

Romero si presenterà oggi stesso al Palazzo di Giustizia di Caracas per difendere le loro posizioni ed ottenere chiarimenti in relazione alle accuse che verrano formalizzate. Voci insistenti lasciano presagire un tortuoso percorso ad ostacoli, in quanto il capo di imputazione potrebbe essere pesante: “terrorismo internazionale”.

Le autorità non hanno ancora fornito alcun dettaglio, mentre un altro fotografo, che ha preferito rimanere nell’anonimato, ha raccontato la sua versione dei fatti alla CNN.

«Eravamo in piazza Altamira e stavamo scattando foto di quanto stava accadendo quando all’improvviso è arrivata una banda di motociclisti ed abbiamo iniziato a correre. Nel bel mezzo della confusione, ci siamo persi di vista. Sono riuscito a rifugiarmi in un edificio e, non appena mi sono reso conto che lei non era con me, ho provato a chiamarla e ad inviarle messaggi. Messaggi ai quali non ha risposto».

« Più tardi, via Twitter, ho contattato numerosi amici e colleghi giornalisti per capire se sapevano qualcosa, ma, nulla. Poco dopo, sempre attraverso i social network, è arrivata purtroppo la triste conferma».

 Romeo Lucci