Putin pronto a invadere Ucraina, truppe già in Crimea

Pubblicato il 01 marzo 2014 da redazione

 KIEV. – La Russia di Vladimir Putin è pronta a invadere l’Ucraina. E in parte l’ha già fatto. Migliaia di militari russi – da 6mila a 28mila – sarebbero già in Crimea, penisola russofona che fa parte dell’Ucraina ma in cui da alcuni giorni soffiano impetuosi venti di secessione e dove Kiev sembra non avere più alcun potere. Il Senato russo oggi – su richiesta di Putin – ha approvato all’unanimità l’invio di truppe. E anche se il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha precisato che il presidente non ha ancora preso una decisione definitiva, il governo ucraino ha messo l’esercito in stato di allerta e ha avvertito che se la Russia desse corso alla minaccia sarebbe “la guerra”. Non solo, in serata il ministro degli Esteri Andrei Deshizia ha chiesto a Ue, Usa e Nato di valutare tutti le possibili opzioni per proteggere la sua integrità territoriale. Ma non è solo la Crimea a ribollire. Anche nelle altre regioni sud-orientali dell’Ucraina – anch’esse culturalmente e linguisticamente vicine alla Russia – la tensione sta salendo vertiginosamente e i palazzi dell’amministrazione regionale di Kharkiv e Donetsk sono già caduti in mano agli insorti filorussi, non senza violenze. La situazione è incandescente e stasera il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito di nuovo per cercare di correre ai ripari. Il nuovo governo di Kiev ha denunciato che in Crimea ci sono già 6.000 soldati russi e 30 blindati, che hanno già preso posizione in punti strategici della penisola, mentre un gruppo di giornalisti investigativi parla addirittura di 28.000 militari di Mosca, quasi cinque volte quanto stimato dalle nuove autorità ucraine. Secondo la testata online Tizhden.ua, inoltre, ci sarebbero soldati russi anche al di fuori della Crimea e una colonna di mezzi blindati sarebbe in movimento nella regione di Zaporizhia, nell’Ucraina sud-orientale. Non solo: centinaia di uomini armati bloccano il parlamento e il governo della Crimea, nonché gli aeroporti di Sinferopoli e Belbek, vicino a Sebastopoli. Mosca nega che siano propri soldati ma c’è chi ipotizza che si tratti di agenti del Gru, i potenti e misteriosi servizi segreti militari russi. Il possibile ricorso alla forza da parte del Cremlino e lo spettro di un’invasione del territorio ucraino hanno messo in allarme la comunità internazionale. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il ministro degli Esteri di Londra, William Hague, hanno criticato l’escalation della tensione in Crimea, e il capo della diplomazia Ue Catherine Ashton ha detto di “deplorare” la decisione russa di usare le forze armate, mentre Bruxelles ha fissato per lunedì una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri degli Esteri per fare il punto sulla situazione. Ma è soprattutto Washington ad avvertire Mosca. La Casa Bianca fa sapere che sta “monitorando da vicino la situazione” e che sta anche “considerando i costi potenziali” di un intervento armato russo: un messaggio che suona come un deciso monito al Cremlino e che sembra lasciare intendere che gli Usa non hanno intenzione di lasciare carta bianca ai russi. Come tutta risposta, la commissione Esteri del Senato russo ha chiesto a Putin di richiamare il proprio ambasciatore negli Stati Uniti. Il leader del Cremlino dice di premere per l’azione militare “per normalizzare la situazione socio-politica” in Ucraina, che, a suo avviso, minaccia “la vita dei cittadini russi” e “dell’organico del contingente militare delle forze armate della Russia dislocato in conformità ad un accordo internazionale in territorio ucraino”. Anzi, secondo le autorità russe, ben 143.000 ucraini si sarebbero rifugiati in Russia per “salvarsi dall’oltranzismo dei radicali che hanno preso il potere a Kiev”. Intanto il nuovo governo della Crimea, che il presidente ad interim ucraino Oleksandr Turcinov ha definito “illegittimo” (è stato eletto da un parlamento occupato da filorussi armati), ha deciso di anticipare il referendum per una maggiore autonomia della regione dal 25 maggio al 30 marzo, mentre nei prossimi giorni il parlamento russo esaminerà una proposta di legge per facilitare l’assorbimento di nuovi territori senza bisogno di un trattato internazionale. La rivolta pro-Mosca sta però montando anche nell’Ucraina orientale. A Kharkiv circa 300 filorussi, alcuni dei quali armati, hanno sfondato un cordone di sostenitori delle nuove autorità ucraine e – incitati da una folla di 20.000 persone – hanno occupato il palazzo della Regione, issandovi il tricolore russo. Negli scontri sono rimaste ferite decine di persone. A Donetsk 10.000 manifestanti sono scesi in piazza sventolando la bandiera russa e anche lì la sede della Regione è stata occupata, mentre il comandante degli insorti, Pavel Gubarev, è stato eletto governatore. Sono le ultime ore per cercare di evitare il peggio: oltre al tentativo di mediazione europea, in campo torna anche Iulia Timoshenko, attesa a Mosca lunedì per uno sforzo di ricucitura in extremis.  (Giuseppe Agliastro/ANSA)

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