Istat: Cibo, medicine, abiti, nel 2013 si è tagliato su tutto

ROMA.- Le famiglie sono state costrette a tagli lineari nei consumi, senza esclusioni. Anzi, capitoli chiave, come gli alimentari e la salute, hanno subito le sforbiciate più pesanti. L’Istat, facendo il punto sui conti del 2013, conferma come l’anno appena chiuso sia stato di crisi profonda anche, e soprattutto, sul fronte della spesa. La perdita complessiva è stata del 2,6%, che tradotta in soldoni significa 21,6 miliardi in meno rispetto al 2012. Una stretta su cui pesano i ribassi negli acquisti per i prodotti della tavola, che crollano al livello più basso da sempre. Quella fatta nelle case italiane è stata quindi una ‘spending review’ totale, a 360 gradi, che si è fermata solo davanti alle cosiddette uscite obbligate, dalle bollette agli affitti. Le voci riunite sotto il titolo “Abitazione, acqua, luce, gas e combustibili” non si sono mosse a confronto con l’anno precedente. Sul resto campeggiano segni meno. E tra le cadute peggiori c’è proprio quella per cibo e bevande: gli italiani per mangiare l’anno scorso hanno risparmiato 3,6 miliardi (-3,1%), che, calcola la Coldiretti, diventano 15,2 se si fa il confronto con il 2007. Un abbattimento che ha fatto scivolare l’esborso per gli alimentari sulla soglia più bassa da quando sono state avviate le serie storiche dell’Istat, ovvero dal 1990, quasi un quarto di secolo fa. Con tutta probabilità le famiglie non hanno rinunciato solo alla quantità, ma anche alla qualità dei prodotti. Non a caso il 2013 è stato un anno d’oro per i discount. Insomma la recessione sembra avere cambiato le abitudini a tavola, ma non solo. Un’altra voce finita nel mirino della revisione della spesa, nella versione domestica, è stata la sanità. Oltre 1,6 miliardi (-5,7%) sono stati tolti dalle uscite destinate a farmaci, visite mediche, esami clinici. Insomma il 2013 è stato l’anno che ha dichiarato guerra ai prodotti di prima necessità. D’altra parte dopo avere eliminato gli esborsi più frivoli non restava che intaccare la sostanza. Comunque le famiglie non hanno mollato la presa su tutti gli altri ambiti, dall’abbigliamento (-5,2%) ai trasporti (-3,3%). Di certo tutto torna se si guardano i dati sulle retribuzioni lorde (-0,5%) e sull’occupazione (-450 mila unità di lavoro). La spiegazione è dunque semplice: meno si guadagna, meno si spende. E il Codacons non vede miglioramenti in arrivo, ipotizzando un ulteriore contrazione per quest’anno (-0,8%). Meno pessimista è Romolo de Camillis, direttore del’area retailer di Nielsen Italia, secondo cui ”la domanda per i prodotti di largo consumo rimane debole ma la caduta sembra essersi arrestata”. (Marianna Berti/ANSA)

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