Francesca Commissari: il fermo, la paura e la liberazione

CARACAS.- «Grazie a tutti i miei amici, al Consolato italiano, a El Nacional, al Sindacato Nazionale dei Lavoratori della Stampa e all’Avvocato Nazir el Fakid e al Foro Penale Venezuelano sono libera».

Due righe su Twitter, semplici ed al tempo stesso intense, che mettono la parola “fine” ad un weekend che ha deciso di vestire i panni del più crudele dei lunedì.

Francesca Commissari, fotoreporter italiana, è stata fermata nel tardo pomeriggio di venerdì nei pressi di piazza Altamira nell’ambito di una vasta “operazione speciale” condotta dalla Guardia Nacional Bolivariana. Tra le 41 persone detenute, assieme a lei, altri 7 stranieri.

In un primo momento, non era chiaro se la giovane connazionale, collaboratrice del quotidiano El Nacional, disponesse oppure no di un visto di lavoro. Sembrava possibile, infatti, che fosse entrata nel Paese nelle vesti di semplice turista. Ciò che era risultato subito evidente, invece, è che le fosse stata tolta la sua macchina fotografica assieme a tutto il resto e che fosse stata trasferita presso il complesso militare di Fuerte Tiuna in tarda serata, come da lei stessa annunciato attraverso l’account Twitter @Mrlz_Crdv.

L’Avvocato Alfredo Romero, direttore del Foro Penale Venezuelano (unorganizzazione non governativa molto attiva nellambito della tutela dei diritti umani, ndr) ha confermato su web e reti sociali quanto stava accadendo, dichiarando sin da subito di essere pronto ad assistere i giovani coinvolti. Il suo team di legali, in contatto con il Consolato Generale d’Italia, è riuscito ad incontrare la ragazza ed ha subito confermato che stesse bene.

Romero si è poi presentato presso il Palazzo di Giustizia di Caracas per assumerne la difesa ed ottenere chiarimenti in relazione alle accuse che sarebbero state formalizzate.

In buona sostanza, le autorità venezuelane non hanno fornito grossi dettagli, mentre un altro fotografo, che ha preferito rimanere nell’anonimato, ha raccontato la sua versione dei fatti alla CNN.

«Eravamo in piazza Altamira e stavamo scattando foto di quanto stava accadendo, quando all’improvviso è arrivata una banda di motociclisti ed abbiamo iniziato a correre. Nel bel mezzo della confusione, ci siamo persi di vista. Sono riuscito a rifugiarmi in un edificio e, non appena mi sono reso conto che Francesca non era con me, ho provato a chiamarla e ad inviarle messaggi. Messaggi ai quali non ha risposto».

«Più tardi – ha aggiunto – ho contattato via Twitter numerosi amici e colleghi giornalisti per capire se sapevano qualcosa, ma, nulla. Poco dopo, sempre attraverso i social network, è arrivata purtroppo la triste conferma della sua cattura».

Alle prime luci del mattino, dopo aver trascorso la notte in uno dei saloni di un commissariato militare, la visita della Console reggente Jessica Cupellini, in un Fuerte Tiuna quantomai blindato. Le parole rassicuranti «Francesca sta bene» ed il massimo impegno per tirarla immediatamente fuori dai guai.

La giovane, classe 1979 ed originaria di Reggio Emilia, ha affermato di non aver subito maltrattamenti e di aver ricevuto cibo e bevande a sufficienza, sollevando però dei dubbi riguardo all’accoglienza riservata ad alcuni dei suoi colleghi di sventura.

Il caso è stato trasferito, nel tardo pomeriggio di sabato, alla procura competente affinché il Pubblico Ministero potesse formalizzare oppure no le accuse a suo carico. Scartata sin da subito l’ipotesi di “terrorismo internazionale”, Francesca ha rischiato di vedersi imputare capi quali istigazione alla violenza, resistenza a pubblico ufficiale ed associazione a delinquere.

Appurato che la ragazza fosse giunta in Venezuela a gennaio e fosse entrata nel Paese con un normale visto turistico, da un punto di vista legale, dunque, era ed è tutt’ora pienamente legittimata ad intrattenersi sul territorio anche se, qualora fosse stato provato che stesse in realtà svolgendo attività giornalistica, sarebbero potute sorgere delle ulteriori difficoltà.

In attesa di seguire gli sviluppi della vicenda, la Console Cupellini, raggiunta dalla Console onoraria a Los Teques, Renata Mascitti, e successivamente da una delegazione dell’Ambasciata d’Italia, ha sottolineato che, sin dal momento della divulgazione della notizia, si stesse lavorando senza soste affinché la fotoreporter potesse tornare a casa.

Ed è alle 5:30 del mattino di domenica che arriva la notizia più attesa, sempre via Twitter, questa volta per mano dell’Avvocato Romero:

«5:30am, 2 marzo, libertà per i 41 detenuti di Altamira con misure cautelari. Libertà piena per Francesca Commissari e Ferreira».

Francesca è libera, rilasciata con formula piena. Assieme a lei, torna in libertà anche un altro cittadino straniero, il portoghese Ricardo Ferreira.

Il lungo elenco dei 41 viene, dunque, sostanzialmente azzerato, seppure, per alcuni rimarrà l’obbligo di rispettare le misure cautelari di presentazione stabilite dai giudici.

E adesso qualcuno polemizza su una vecchia foto in cui Francesca si lasciava ritrarre con un cartello che recitava «se fossi venezuelana, voterei per Chávez». Sono molti a chiederle se ha rinunciato oppure no al suo credo politico. A noi della Voce d’Italia, invece, piace pensare che l’unica cosa che conti veramente sia essere riusciti a lasciarsi alle spalle una tre giorni così delicata e, soprattutto, l’aver avuto la possibilità di riabbracciare a piene mani la propria libertà.

Romeo Lucci

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