“Guerra e Pace” per il Nobel, candidati il Papa e Putin

ROMA. – Uno, Vladimir Putin, minaccia di invadere la Crimea, l’altro, Papa Francesco, invita a pregare perché in Ucraina prevalga il dialogo. In comune una candidatura al premio Nobel per la pace in compagnia della ‘talpa’ Edward Snowden e della giovane pachistana sopravvissuta ai talebani Malala Yousafzai. Sembra uno scherzo di Carnevale con un giorno di ritardo ma la notizia che proprio quest’anno il leader del Cremlino potrebbe essere insignito dello stesso riconoscimento assegnato tra gli altri a Nelson Mandela è trapelata da chi le candidature le ha presentate: migliaia di persone in tutto il mondo che ogni anno entro il primo febbraio fanno le loro proposte. Nessuna conferma ufficiale da parte dell’istituto di Oslo che da 50 anni si impegna a mantenere segreta la lista dei nomi. Solo l’annuncio che quest’anno l’elenco è da record: 278 candidati, tra cui 47 organizzazioni. “Abbiamo ricevuto nomination da persone di Paesi che prima non avevano mai presentato candidature”, ha spiegato l’influente segretario dell’Istituto Geir Lundestad, precisando che la commissione Nobel ha già accorciato la lista tra i 25 e 40 nomi e la ridurrà ad una dozzina entro la fine di aprile, fino ad arrivare alla proclamazione del vincitore il 10 ottobre a Oslo. Chissà se il nome di Putin, che si presume sia stato candidato per il suo ruolo nella crisi siriana, sia sopravvissuto o sopravviverà ai diversi passaggi. Tutto dipenderà dall’evolversi della situazione in Ucraina naturalmente, ma intanto viene da chiedersi da chi e quando sia stata portata avanti la nomination del leader del Cremlino. Stando allo statuto della Fondazione Nobel, possono presentare una candidatura parlamentari o membri del governo di tutto il mondo; membri di tribunali internazionali; rettori di università; professori di discipline umanistiche o direttori di istituti di ricerca per la pace o la politica estera; vincitori del premio Nobel per la pace; membri della commissione. Il nome di Putin come candidato ideale era stato fatto per la prima volta lo scorso ottobre dall’oscura Accademia internazionale dell’unità spirituale e della cooperazione tra nazioni del mondo. “Putin ha fatto tutti gli sforzi per garantire una soluzione pacifica del conflitto siriano. Usando il suo esempio personale, ha dimostrato il suo impegno per la pace nei fatti, non solo a parole”, aveva sostenuto all’epoca Beslan Kobakhiya, vicepresidente dell’Accademia, definendosi “offeso” dall’assegnazione del premio a Barack Obama nel 2009. Tra i sostenitori c’era anche il deputato e icona musicale dell’epoca sovietica Iosif Kobzon, detto il ‘Frank Sinatra russo’. Detrattori o sostenitori del Nobel a Putin, tutti dovranno aspettare qualche mese prima di sapere a chi andrà il riconoscimento vinto l’anno scorso dall’Organizzazione per la distruzione della armi chimiche. Al momento, con la tensione in Ucraina che continua a salire e le prove di forza quotidiane, sembra difficile che il signore del Cremlino possa avere la meglio sugli altri candidati. Uno su tutti, Papa Francesco. (Benedetta Guerrera/ANSA)

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