Napolitano, Parlamento faccia riforme, ora serve coesione

TIRANA. – ”La parola alle Camere”. Sembra quasi distaccato se non stanco Giorgio Napolitano quando i cronisti gli chiedono per l’ennesima volta cosa ne pensi del nuovo accordo Renzi-Berlusconi per arrivare all’Italicum solo per la Camera. Non entra nel merito anche se molti si chiedono se veramente il Senato sarà capace di autoeliminarsi. Ha di fronte una lunga giornata istituzionale a Tirana dove un presidente italiano manca dal lontano 2002 e c’è da occuparsi di Albania e di Europa con il semestre italiano alle porte. Ma il faro del capo dello Stato è immutabile e le preoccupazioni, anche all’estero, restano le stesse: le riforme vanno fatte. E non si parla solo della modifica ineludibile del Porcellum. Si tratta, al minimo, di superare il bicameralismo paritario (in soldoni creare un Senato di non eletti) e di riformare il titolo V della Costituzione. Quindi la determinazione del Colle rimane forte come la pietra, anche se il presidente con l’arrivo di Matteo Renzi a palazzo Chigi guarda più da lontano le logiche politiche e gli accordi extraparlamentari. ”Non importa se il gatto sia bianco o sia nero”, spiegano al Colle. Quello che conta è la sostanza, cioè le riforme, che è poi quello che ci chiede a gran voce l’Europa. Perchè non solo di equilibrio di conti si tratta. Se in Europa si deve cercare di rilanciare la crescita e frenare ”la non più sopportabile” disoccupazione, in Italia si deve cambiare passo. Il funzionamento delle istituzioni è da anni farraginoso, lento ed inefficace. Per questo Napolitano, dopo aver constato direttamente a Tirana quanto le forze politiche albanesi siano state in grado di superare le proprie divisioni interne per far fare un balzo in avanti ”straordinario” al Paese delle Aquile, ha chiuso la visita con un appello tutto italiano. “Quando si tratta di regole, istituzioni e collocazione internazionale del Paese” bisogna che le “contrapposizioni” fra forze politiche cessino e si passi ” alla coesione nazionale e all’impegno comune”. Ci sono momenti nella vita di un Paese nei quali la classe politica deve dare prova di responsabilità. Il momento è ora, per fare le riforma, ha spiegato con chiarezza il presidente. ”Le contrapposizioni senza esclusioni di colpi e prolungate nel tempo” rimandiamole alle elezioni. Per far uscire il Paese dalle secche della crisi e dal mirino di Bruxelles serve uno scatto di reni: ”coesione nazionale” per le riforme, appunto. (Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)