Crisi Ucraina affonda borse Ue, euro vola ai massimi dal 2011

ROMA. – I timori di un’escalation della crisi in Ucraina affondano le borse europee, con la Russia che minaccia uno stop alle forniture di gas a Kiev rievocando l’impatto visto anche in Europa occidentale nel 2009. Intanto l’euro vola ai massimi dal 2011, dopo che le parole del presidente della Bce, Mario Draghi, hanno raffreddato le aspettative per nuove misure straordinarie di liquidità, e con la Germania protagonista di un balzo in avanti della produzione industriale. L’indice pan-europeo Stoxx 600 chiude a -1,3%, con gli investitori attenti ad alleggerirsi di posizioni azionarie in vista di un weekend che potrebbe riservare sorprese sul fronte geopolitico: le tensioni, in particolare, vertono sul referendum per l’adesione della Crimea alla Russia convocato per il 16 marzo, denunciato come illegale da Kiev ma a cui Mosca guarda con favore. Milano chiude a -0,98% (da segnalare -1,6% per Mps, -2,5% per Telecom Italia dopo i conti della società e +3% per Pirelli), Madrid a -1,36%, Londra a -1,12%, Francoforte a -2% proprio per l’esposizione verso Russia e Ucraina di molte aziende tedesche. I timori di una tensione crescente fra Mosca e Kiev, che mette a rischio investimenti diretti dell’Europa occidentale nel Paese, forniture del gas russo (nonostante Mosca faccia filtrare messaggi rassicuranti all’Europa occidentale, in molti leggono nella minaccia a Kiev anche un avvertimento all’Europa mentre gli Usa spingono per la linea dura), hanno sovrastato l’impatto positivo sulle borse proveniente dagli Usa. Il dipartimento del Lavoro ha fatto sapere che le aziende americane hanno creato 175.000 nuovi posti di lavoro a febbraio, più di quanto atteso dai mercati, con le richieste di sussidio di disoccupazione ai minimi di tre mesi: per i mercati, è il segnale che l’economia Usa potrebbe sorprendere al rialzo. Accelera anche l’economia dell’Eurozona, con la Germania che a gennaio ha visto una produzione industriale in rialzo dello 0,8% su mese, più del previsto e con una lettura tendenziale (+5%) ai massimi dall’agosto 2011. Mercati vivaci anche sulle valute, con l’euro volato sopra 1,39 dollari per la prima volta in oltre due anni (ai massimi da ottobre 2011) dopo che la Bce, ha lasciato i tassi invariati e Draghi ha deluso le attese per nuove misure. I dati positivi sull’economia Usa hanno invece spinto il dollaro contro lo yen, ai massimi di un mese e mezzo sopra 103,30. Dopo i minimi di sotto 175, ai minimi dal giugno 2011, resta basso lo spread sui Btp italiano, in chiusura a 177 punti base e con un rendimento del decennale al 3,42%. Il mercato guarda ai sette miliardi di Bot a 12 mesi in asta la prossima settimana. Intanto la Spagna riguadagna terreno, portando il suo spread a 170, meno dell’Italia, con un rendimento del Bonos al 3,34%, mentre i rendimenti della periferia, dalla Grecia all’Irlanda, precipitano ai minimi da almeno il 2010.