Davoli: L’importanza della diplomazia

Pubblicato il 08 marzo 2014 da redazione

NEW YORK: E’ una vista mozzafiato quella che possiamo ammirare dal 49mo piano dell’edificio che ospita la Rappresentanza Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite. Le ampie vetrate permettono di abbracciare con lo sguardo quasi tutta Manhattan, di ammirare le graffianti angolosità dei grattacieli addolcite da vecchi edifici e sprazzi di verde.

E’ lì che incontriamo Giovanni Davoli, ex Console Generale in Caracas e oggi funzionario presso le Nazioni Unite.

Un bel salto che è un implicito riconoscimento al positivo lavoro svolto in Venezuela.

A New York Giovanni Davoli ha l’incarico di seguire le aree riguardanti il mantenimento della pace e la comunicazione.

–          Due settori strategici e delicati. Iniziamo dal primo: il mantenimento della pace. Vista dall’interno e quindi in forma realistica, secondo te fino a che punto l’Onu può svolgere una reale azione di pace nel mondo?

–          Pace e sicurezza sono un po’ il core business dell’Onu e questa funzione, negli ultimi decenni, è aumentata tantissimo. Oggi l’Onu ha circa 100mila soldati dispiegati nel mondo nei vari teatri conflittuali. Fino a qualche anno fa erano dieci o ventimila. Stando qui a New York, nelle Nazioni Unite e quindi direi nel centro del mondo, ci rendiamo conto di quanto siano diffuse le situazioni di conflitto e di quanto siano gravi.

–          Uno dei conflitti su cui in questi giorni è focalizzata l’attenzione di tutti è quello dell’Ucraina. Si temono le ripercussioni internazionali che possono derivare dagli interessi della Russia, degli Stati Uniti e dell’Europa in quest’area. Come si sta muovendo l’Onu in una situazione tanto delicata?

–          L’Onu è molto presente in Ucraina per facilitare il dialogo tra le parti. Ma al tempo stesso non dimentica le altre aree di conflitto nelle quali esistono vere e proprie emergenze umanitarie che reclamano attenzione. Parlo ad esempio del Sud Sudan, della Repubblica Centrafricana e della stessa Siria di cui ora si parla meno ma che continua ad essere scenario di atrocità. In Sud Sudan più di 50mila civili sono protetti presso le basi Onu per evitare che siano trucidati come è accaduto a tantissimi altri negli ultimi mesi. L’Onu fa un grandissimo lavoro ma bisogna tener presente che nessun club può essere migliore della somma dei suoi soci e in questo caso i soci sono le nazioni, quelle stesse nazioni che fanno le guerre. Francamente non riesco a capire le critiche che a volte sono mosse contro l’operato delle Nazioni Unite. In alcuni casi sembrerebbe quasi che quando c’è una guerra la colpa sia dell’Onu, ma purtroppo la colpa è degli stati, dei governi e dei cittadini. L’Onu fa quello che può ed è davvero molto.

–          Quali sono gli scogli con i quali si scontra l’operato dell’Onu? Quali i criteri di selezione al momento di decidere in quali scenari operare?

–          Bisogna ricordare innanzi tutto che l’Onu è composta da 193 paesi e che, quando è stata fondata, circa 70 anni fa, il mondo era molto diverso. I meccanismi creati in quel momento ormai vanno riformati. Questa è una delle ragioni per cui l’Italia si sta spendendo tanto per una riforma del Consiglio di Sicurezza, in senso democratico. Il nostro paese ha una forte vocazione multilaterale e proprio per questo siamo convinti che senza cessioni di sovranità e concessioni da parte dei singoli paesi a favore degli organismi internazionali non si potrà mai lottare per un mondo migliore e per la pace. Noi chiediamo una riforma inclusiva, democratica che dia trasparenza ed efficienza a questo organismo.

–          Ma tenendo conto degli strumenti di cui dispone in questo momento quali saranno le prossime mosse delle Nazioni Unite nei territori più caldi?

–          A New York e anche nelle altre sedi dell’Onu viene fatto un intenso lavoro diplomatico. E’ necessario che le varie potenze, gli Stati si parlino e che, attraverso il dialogo, raggiungano accordi sui vari dossier e sulle principali situazioni di crisi. E’ un’esigenza umanitaria. Sono centinaia di migliaia se non milioni le persone che in questo momento soffrono per le varie situazioni di conflitto. L’emergenza umanitaria creata da crisi come quella siriana e quella del Sud Sudan è agghiacciante e quindi è assolutamente necessario trovare punti di incontro per permettere il cessate il fuoco e per lasciare spazio agli interventi volti ad alleviare le conseguenze delle guerre sulle popolazioni. Stare alle Nazioni Unite ti insegna che la diplomazia non è mai una perdita di tempo, il vecchio esercizio di dialogare è fondamentale. Solo in questo modo è possibile trovare sbocchi pacifici alle controversie. Anche quando si prospetta lungo e faticoso il lavoro diplomatico non è mai inutile.

–          Parliamo ora del Venezuela. Sembra che all’interno dell’Onu si stiano occupando molto lateralmente delle problematiche che da qualche settimana sconvolgono il nostro paese. Eppure un intervento dell’Onu potrebbe facilitare un dialogo tra le parti, ed aiutare a creare i presupposti per un progetto paese condiviso ristabilendo regole di convivenza tra i venezuelani.

–          Credo sia necessario sottolineare che l’Onu è stata creata soprattutto per risolvere le guerre tra stati. In realtà negli ultimi anni la natura dei conflitti è cambiata e sono sempre più frequenti quelli civili e quelli generati da organizzazioni terroristiche. Il vecchio schema si è andato frantumando e oggi la situazione si è fatta più complessa. All’Onu, che è un club di stati, spesso mancano gli strumenti per intervenire in situazioni di conflitto all’interno di un paese. Detto questo va anche aggiunto che il segretariato generale e in particolare il Segretario Generale che oggi è una figura morale ascoltata a livello internazionale, fa quello che può e, nel caso del Venezuela, ha detto parole molto chiare e importanti, in sintonia con quelle dette anche dal Papa. La speranza è che le cose vadano nel senso da lui auspicato e cioè nel senso del dialogo all’interno del paese. Comunque l’attenzione c’è e resterà alta.

Mentre guardiamo il lento scorrere del fiume Hudson e i blu di cielo e acqua riflettersi nei mille specchi di Manhattan chiediamo a Giovanni Davoli di parlarci del suo secondo incarico, quello riguardante la comunicazione.

–          Nel corso della colazione con la stampa italiana l’Ambasciatore Cardi ha fatto una presentazione beneaugurale di questo tuo nuovo incarico dal momento che ha ricordato come lui stesso si sia occupato di comunicazione durante il suo primo periodo presso le Nazioni Unite. E in realtà in un paese come gli Stati Uniti e in una sede tanto delicata come quella dell’Onu la comunicazione è un settore di grande importanza strategica. Come affronterai questa sfida?

–          L’Ambasciatore Cardi, che presiede la Rappresentanza dell’Italia presso le Nazioni Unite, è un diplomatico con una visione innovativa della comunicazione. Ha capito perfettamente quanto sia cambiata rispetto all’epoca in cui lui stesso se ne occupava, ed è cosciente della grande innovazione introdotta dalle reti sociali. Il ritmo dell’informazione è diverso, le notizie perdono di attualità di ora in ora. Ciò che appare sui giornali è rapidamente superato dalle informazioni che viaggiano su Twitter, su Facebook ecc.

–          Anche la diplomazia è cambiata.

–          Si, oggi la diplomazia è per un 95 per cento e forse anche di più, aperta, trasparente. I segreti delle cancellerie di un tempo non esistono più ed è giusto che sia così dal momento che, quello che noi facciamo, interessa tutti i cittadini.

Quando mi ha assegnato questo incarico l’Ambasciatore Cardi mi ha dato indicazioni ben precise. Oggi noi usiamo tutti i mezzi a disposizione per far conoscere il nostro lavoro. Basta seguire l’account twitter della nostra rappresentanza per essere aggiornati sul lavoro che ognuno di noi svolge per promuovere gli interessi dell’Italia nelle Nazioni Unite. La Ministro Mogherini crede a sua volta nell’importanza di una comunicazione piú immediata e dinamica e lo dimostra seguendo personalmente il suo twitter.

–          Qual è il posizionamento della nostra Rappresentanza all’interno delle Nazioni Unite considerando che la delegazione è molto più snella di quella di altri paesi?

–          Noi siamo numericamente inferiori ad altre delegazioni semplicemente perché l’Italia investe poco in politica estera. Il budget di altri paesi, ad esempio la Francia, è di gran lunga superiore al nostro. Ma, nonostante ciò, l’Italia gode di grande credibilità all’interno delle Nazioni Unite grazie al grande lavoro che svolgiamo. Siamo in prima linea sui dossier della pace e l’Italia è il primo contributore occidentale di truppe al peacekeeping onusiano, un nostro generale comanda la missione in Libano e lo fa egregiamente contribuendo a mantenere la pace in una regione delicata come quella del sud del Libano. Siamo poi in prima linea nel campo dei diritti umani e in particolare nella lotta contro la pena di morte e contro le mutilazioni genitali femminili. Forte ed incisivo è anche il nostro intervento su temi riguardanti lo sviluppo sostenibile e i cambiamenti climatici. Va aggiunto che l’Italia è uno dei paesi che riesce a dialogare con tutti. Pur essendo partner convinti dell’Unione Europea riusciamo più di altri a creare ponti di comunicazione con tutti gli altri paesi.

La nostra credibilità è dovuta all’impegno e al lavoro che, da decenni, svolge la nostra Rappresentanza.

Messaggio del Segretario Generale dell’Onu al Venezuela

Il 26 febbraio scorso il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon ha inviato un messaggio nel quale esprimeva tristezza per quanto stava accadendo in Venezuela a seguito delle proteste e del bilancio di violenza e di morti che stavano lasciando. Auspicava l’avvio di un dialogo tra le parti per ridurre la polarizzazione e riportare la calma nel paese. Chiedeva infine che venissero rispettati i diritti umani indipendentemente dalla posizione di ciascuno.

Ecco di seguito il messaggio inviato dalla Segreteria Generale dell’Onu a nome del Segretario Ban Ki-moon:

The Secretary-General is saddened by continuing reports of violence and loss of life amid protests in Venezuela, and urges that all efforts be urgently made to lower the tensions and prevent further violence. He has taken note of the calls for dialogue made by President Nicolas Maduro and other Venezuelans. He hopes for concrete gestures by all parties to reduce polarization and create the necessary conditions to engage in a meaningful dialogue so that calm can be fully restored in the country as soon as possible.

The Secretary-General calls for the protection of the human rights of all Venezuelans. He appeals to Venezuelans, no matter their political perspective, to voice differences and grievances peacefully and in accordance with the law, and to seek common ground.

Mariza Bafile

 

 

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