Piazza Altamira/28 F: calpestato a sangue il giovane Maurizio Ottaviani

In Piazza Altanire il 28 F: calpestato a sangue giovane italo-venezolano

 

CARACAS – Catturato da motociclisti della Guardia Nacional, nei pressi della “Torre Britanica” nella Piazza Altamira il 28 febbraio mentre protestava contro il governo del presidente Maduro, è stato pestato a sangue con calci, pugni e ripetutamente colpito con i caschi. Questo il triste epilogo di una notte indimenticabile in cui il giovane italo-venezuelano Maurizio Ottaviani, appena 20 anni e studente dell’Università Santa Maria, è stato arrestato dopo essere stato barbaramente picchiato e portato, assieme ad altre 41 persone, tra cui la collega di El Nacional – la fotoreporter Francesca Commissari per la quale è intervenuto il nostro Consolato e l’Ambasciata -, a Fuerte Tiuna, prima, e ai Tribunali, poi.

Quella sera del 28 febbraio, come è stato denunciato dagli avvocati del “Foro Penal”, da Fundeci e Fundepro e da tutte le organizzazione per i diritti civili, ci fu un uso eccessivo della forza da parte degli agenti della Guardia Nacional che, con un blitz, arrestarono 41 giovani, tra cui apparentemente anche minorenni. Allora, come si ricorderà, il nostro Consolato, ed anche l’Ambasciata, si attivarono diligentemente per ottenere la libertà della giornalista Commissari, il cui caso era balzato agli onori della cronaca anche in Italia.

– Ero nei pressi della ‘Torre Britanica’ – la testimonianza di Maurizio -. Stavo protestando pacificamente. D’improvviso sono apparsi i motociclisti della Guardia Nacional. Ho cercato di fuggire ma era ormai troppo tardi. Quando mi sono reso conto che era inutile mi sono fermato. Mi hanno tolto lo zainetto e cominciato a colpirmi con i pugni. Sono caduto a terra ma le percosse sono proseguite. Mi hanno preso a calci allo stomaco, alla schiena e uno degli agenti, mi ha colpito col tacco dello stivale al volto. Vedendomi tutto insanguinato mi hanno ammanettato, montato su una moto e portato in un autobus dove vi erano altri ragazzi nelle mie stesse condizioni. Anche sull’autobus non sono finite le violenze. Ci dicevano che avrebbero fatto esplodere una bomba lagrimogena per farci morire soffocati. Avevamo tutti tanta paura.

A Fuerte Tiuna, mentre in un ufficio i rappresentanti del Consolato si prodigavano per ottenere la libertà piena della giornalista, in un’altra stanza Maurizio, assieme ad altri giovani attendeva sofferente di essere portato in Tribunale dove, dopo 37 ore senza ricevere alcuna cura medica, era rimesso in libertà.

Portato immediatamente in clinica dai genitori, al giovane italo-venezuelano venivano riscontrate ferite, una profonda emorragia ad un occhio e una sospetta frattura del setto nasale.

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