Bachelet, il carisma del socialismo sorridente

SANTIAGO DEL CILE. – Il ritorno alla presidenza di Michelle Bachelet segna una nuova vittoria per la dirigente socialista, che a 62 anni può vantare una carriera politica senza paragoni a livello continentale, caratterizzata da una popolarità apparentemente intramontabile e un’immagine pubblica di competenza e simpatia, pragmatismo e senso della solidarietà. La sua fama di leader con programmi chiari e senso della responsabilità, di socialista mossa dall’aspirazione egualitaria ma senza massimalismi dottrinari, e di donna diretta fino all’intransigenza. ma sempre affabile e sorridente, le hanno assicurato un 86% di indice di gradimento alla chiusura del suo primo mandato presidenziale, nel 2010. Quasi quattro anni dopo, lo scorso 5 dicembre, Bachelet ha dimostrato che il suo carisma non si è ridotto, battendo facilmente la sua rivale del centrodestra, Evelyn Matthei, con il 62,16% contro il 37,30% dei voti. La sua vita è stata sempre segnata dalla politica: è figlia di Alberto Bachelet, un generale dell’Aeronautica amico di Salvador Allende che gli affidò varie responsabilita’ di governo durante il suo breve mandato e morì nel 1974 per un infarto causato dalle tremende torture subite dopo essere stato arrestato dai servizi segreti di Pinochet. Dopo essere stata arrestata e torturata anche lei insieme alla madre, Michelle Bachelet si auto-esiliò prima in Australia e poi nella Repubblica democratica tedesca, dove concluse i suoi studi in medicina, che dovette comunque riprendere quasi da zero al suo ritorno in Cile, nel 1979, perche’ i titoli universitari di nazioni del blocco sovietico non erano allora riconosciuti nel suo Paese. La sua carriera politica vera e propria è iniziata nel 2000, quando l’allora presidente Ricardo Lagos la nominò ministro della sanità, incaricandola di riformare il sistema pubblico. Due anni dopo passò al dicastero della Difesa, dove contribuì non poco alla riconciliazione fra le Forze Armate e una societa’ ancora segnata dalle terribili violazioni dei diritti umani della dittatura militare. Promossa al rango di dirigente nazionale dalla sua crescente popolarità, nel 2006 sconfisse al ballottaggio (con il 53,5% dei voti) il candidato del centrodestra, Sebastian Pinera, lo stesso che oggi gli ha riconsegnato la fascia presidenziale in una cerimonia solenne al Senato di Valparaiso. Durante il suo mandato, il suo appoggio popolare si è moltiplicato ben al di là delle simpatie politiche dei cileni, grazie ad una serie di riforme strutturali – quella del sistema pensionistico, forse la più importante – e di un carisma personale, un modo di presentarsi autorevole ma allo stesso tempo dialogante ed accessibile, che l’hanno proiettata anche sullo scenario internazionale. E così alla fine del suo mandato l’Onu le ha offerto la presidenza della sua agenzia per la donna, incarico che ha poi lasciato l’anno scorso per il suo trionfale ritorno in patria, che l’ha riportata quattro anni dopo al Palazzo della Moneda.

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