Denunce abusi e torture, governo respinge accuse

CARACAS. – Botta e risposta in Venezuela tra opposizione e associazioni di difesa dei diritti umani da una parte e autorità dall’altra su presunti abusi e torture contro i partecipanti alle proteste che si susseguono da oltre un mese nel paese. Nel mirino delle Ong e dei dimostranti sono finite le forze di sicurezza e gruppi irregolari chavisti, mentre il governo di Nicolás Maduro respinge tutte le accuse, replicando che sono i manifestanti ad essere responsabili della violenza nel paese. Il Foro Penale Venezuelano (Fpv), una ong locale, ha presentato la settimana scorsa alla “Defensora del Pueblo” Gabriela Ramírez un rapporto su 40 casi di presunte torture, compreso quello di Juan Manuel Carrasco, uno studente di Carababo che ha denunciato di essere stato stuprato con la canna di un fucile dopo essere stato fermato dalle forze dell’ordine in un corteo antigovernativo. Ramírez, da parte sua, ha risposto alle denunce chiarendo che “bisogna essere molto rigorosi con l’uso dei termini” perché “la tortura consiste nella sofferenza inflitta a una persona per ottenere una confessione”, cosa diversa dall'”uso esagerato della forza”, perché in base a questa distinzione “si stabilisce l’entità della pena e la proporzionalità del castigo”. Maduro è stato però categorico: “In Venezuela non si tortura”, ha detto in una conferenza stampa, spiegando che “perché ci sia tortura ci deve essere l’ordine di qualcuno e il comandante Chávez non ha mai dato quell’ordine e noi facciamo come lui”. Il presidente ha comunque concesso che esistono “casi eccezionali”, come quello degli agenti dell’intelligence sospettati di aver ucciso due persone il 12 febbraio “che attualmente sono sotto inchiesta”. Ma la Ong non accetta queste spiegazioni, sottolineando che i trattati internazionali sulla tortura non prevedono le distinzioni formulate da Gabriela Ramírez, e che i casi di abusi contro i manifestanti arrestati -colpi, isolamento, minacce e accuse giudiziarie – sono troppo numerosi per poter essere considerati come azioni isolate o giustificabili “perché dopo tutto siamo umani”, come ha detto la ministro della Difesa, Carmen Melendez. Il Relatore speciale dell’Onu contra la tortura, l’argentino Juan Mendez, ha detto ieri a Ginevra che il suo organismo ha ricevuto “denunce di ogni tipo” dal paese, fra le quali “alcune, fortunatamente poche, di casi gravi di tortura” che dovrebbero essere investigate. Ha quindi rinnovato la sua richiesta di poter visitare il Venezuela ed è in attesa di una risposta di Caracas.

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