Crimea proclama l’indipendenza con la benedizione di Putin

SEBASTOPOLI (CRIMEA)- La Crimea è una Repubblica autonoma, il deposto presidente ucraino Viktor Ianukovich spara bordate contro Kiev dalle rive del Don, a Rostov in Russia. E’ la controffensiva dei filo-russi, dopo giorni segnati dalla nuova linea rossa messa in campo dall’Occidente, che ha intimato a Simferopoli di non procedere oltre, e di non tenere un referendum bollato come illegittimo. E’ la sintesi di una giornata frenetica, con le prese di posizione che si accavallano, in un crescendo di tensione. A Sebastopoli si è addirittura diffusa l’allerta per l’acqua: “Non la bevete, quelli di Maidan potrebbero avvelenarla”, è il preoccupato tam tam che circola sui social network locali. E in alcune piazze sono comparsi dei manifesti: “La risposta di Sebastopoli alla Nato è vaff…”, ci spiega la signora che traduce la scritta, arrossendo per la parolaccia, che dice sottovoce. Mentre il monumento dedicato alla Marina, dove campeggia la scritta “La Flotta (del Mar Nero) ci deve essere”, è ornata da fiori e bandiere. Poco dopo le 11 l’annuncio del Parlamento che ha scritto un nuovo capitolo della sua storia. Con 78 voti a favore su 81, è stata approvata la dichiarazione di indipendenza, e 60 anni e un mese dopo, Simferopoli cancella il regalo di Nikita Krusciov, che il 19 febbraio 1954 cedette la regione a Kiev in segno di amicizia per i trecento anni dal trattato di Pereyaslav tra i cosacchi ucraini e Mosca. Mentre i deputati votavano, il presidente “legittimo” dell’Ucraina, come si è definito lui, Viktor Ianukovich ha levato alta la sua voce contro Kiev: “Continuo ad essere il comandante in capo dell’Esercito”, e ancora “le prossime presidenziali sono illegali” e “Kiev vuole scatenare la guerra civile”. Ianukovich parlava da Rostov sul Don, est della Russia, in una conferenza trasmessa in diretta tv. La mossa dell’ex padre padrone dell’Ucraina, eletto democraticamente, potrebbe essere collegata al fatto che domenica, quando la Crimea filorussa si recherà a votare, presumibilmente in massa, per l’adesione alla Federazione di Valdimir Putin, servirà la sua firma per ratificare l’esito della consultazione. I deputati a Simferopoli hanno citato nella dichiarazione il Kosovo, lasciando intendere che si appelleranno alla Corte dell’Aja e poi al Palazzo di Vetro a New York per avere il riconoscimento internazionale che cercano. Ma le cannonate, mediatiche, sono arrivate subito dopo, con Parigi e Londra a fare da capofila della reazione occidentale – che minaccia nuove sanzioni da lunedi’ – con il premier David Cameron che ha attaccato Putin, il suo è “uno schiaffo al diritto internazionale”, ha tuonato in una intervista a Bild. Mosca ha quindi offerto il fuoco di copertura: “La dichiarazione di indipendenza è legittima”, ha detto il ministero degli Esteri russo, rimandando al mittente l’attacco del ministro francese per gli Affari europei Thierry Repentin, che da Roma aveva sottolineato “l’illegittimità” della decisione di Simferopoli e Sebastopoli, e spiegato che “nessun paragone regge”, né con il Kosovo né con la Georgia. (Claudio Accogli/ANSA)

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