Laurea rende meno in Italia, l’istruzione è una sfida

Pubblicato il 11 marzo 2014 da redazione

ROMA. – Sembra che studiare in Italia non convenga più di tanto, o quanto meno è certo che conviene decisamente molto meno che all’estero. E ancora una volta ad esser maggiormente penalizzati anche da questo punto di vista sono i più giovani. Numeri alla mano, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha dimostrato che il rendimento della laurea da noi è decisamente inferiore rispetto a quello di cui gode chi porta a termine gli studi nei principali paesi europei. Ed è anche per questo che il governatore è tornato a ribadire l’importanza di istruzione e formazione come “sfida per il paese”. In un convegno organizzato dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, il Governatore è intervenuto per parlare del ruolo essenziale che riveste il capitale umano per la crescita economica. Una crescita dalla quale, peraltro, non si può prescindere visto che, a differenza di quanto professano alcuni no global fan della cosiddetta decrescita felice, secondo Visco senza crescita “qualcuno potrà stare anche bene, ma la maggior parte di noi soffrirebbe drammaticamente”. L’Italia ha “bisogno di politiche che rendano il sistema di istruzione e formazione più adeguato a un ambiente economico sempre più competitivo e in rapido cambiamento”, ha detto Visco mettendo in luce alcune delle principali criticità italiane. In primis il fatto che “in Italia sembrerebbe che studiare possa convenire meno che altrove”. A riprova di ciò il governatore ha riportato delle stime della Banca d’Italia, basate su dati tratti dall’indagine Eurostat sui redditi lordi e sulle condizioni di vita delle famiglie, secondo cui “nel 2010 il rendimento della laurea per i lavoratori dipendenti italiani, rispetto a chi è in possesso del solo diploma e a parità di sesso ed età, si attestava a poco più del 30%, un valore inferiore di oltre 15 punti percentuali a quello registrato negli altri maggiori paesi europei”. E oltre a questo è da notare anche “una peculiarità della situazione italiana: il rendimento – ha spiegato – è significativamente più basso per i più giovani, attestandosi all’11% nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni, contro il 35 degli altri paesi europei”. L’Italia deve quindi tener presente che “è un Paese povero di materie prime ed è quindi un Paese che, se deve investire in qualcosa, deve investire in noi, nelle persone oltre che in ambiente e nel patrimonio culturale”, ha concluso Visco. 

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