Libia: caos tra sostituzione premier e petroliera “in fuga”

Pubblicato il 11 marzo 2014 da redazione

TRIPOLI.- La confusione più totale regna in Libia nelle ultime ore tra la fuga e il successivo bombardamento della petroliera nordcoreana ‘Morning Glory’ carica di greggio illegale e il cambio della guardia alla guida del governo. La vicenda della nave cisterna che sabato ha attraccato illegalmente nel porto di Sidra per esportare petrolio per conto di un gruppo separatista dell’est resta però confusa. Le autorità libiche avevano dichiarato ieri di aver preso il comando della nave dopo un breve confronto armato con i ribelli che controllano il porto. Dichiarazioni smentite immediatamente da Ibrahim Jadran, il 33enne leader del gruppo. Jadran è infatti apparso ieri notte in tv a bordo di una nave che diceva essere la Morning Glory e, continuando a sfidare le autorità, si è detto determinato ad esportare petrolio indipendentemente da Tripoli e per conto della Cirenaica. Ha inoltre contestato le recenti dichiarazioni dell’ambasciatore Usa a Tripoli, Deborah Jones, secondo la quale solo l’ente nazionale petrolifero Noc può vendere il petrolio libico. ”Noi continueremo a vendere greggio”, ha tuonato Jadran. Questa mattina poi la ‘Morning Glory’ è riuscita sfuggire al controllo della marina militare di Tripoli facendosi largo nelle acque internazionali con il suo carico di greggio e provocando la reazione delle forze governative che hanno aperto il fuoco. “La petroliera avrebbe approfittato del maltempo per allontanarsi”, hanno fatto sapere un gruppo di parlamentari ai quali l’intera faccenda non è andata giù e oggi hanno votato una mozione di sfiducia, con 124 voti su 138, contro il primo ministro Ali Zeidan. A sostituirlo il ministro della difesa, Abdullah Al Thani, che resterà per due settimane fino all’elezione di un nuovo premier. La mozione di sfiducia arriva in un clima di forte insoddisfazione crescente: Zeidan è infatti accusato di non aver saputo risolvere i due problemi fondamentali legati al dopo-Gheddafi: l’instabilità e la crisi petrolifera. Persino la provenienza della petroliera battente bandiera nordcoreana rimane dubbia: secondo alcuni non sarebbe controllata da Pyongyang, ma sarebbe registrata nel Golfo Persico. Mistero aleggia anche sulla destinazione del carico di petrolio illegalmente caricato a bordo. L’idea di vendere greggio indipendentemente dalle autorità centrali di Tripoli era stata già avanzata nei mesi scorsi ma si è concretizzata solo sabato quando Abdo Rabbo Al Barassi, premier dell’autoproclamato governo della Cirenaica, ne ha annunciato l’inizio durante una cerimonia. Si tratta della prima operazione di export orchestrata dall’Ufficio Politico di Barqa (nome arabo della Cirenaica), che ha dichiarato nei mesi scorsi l’autonomia della regione. Il nuovo ente è stato costituito da Hibraim Jadran, ribelle in prima linea durante la rivoluzione che, con l’aiuto della Nato, rovesciò Muammar Gheddafi. Dopo la guerra del 2011 era diventato responsabile delle guardie di sicurezza di alcuni impianti petroliferi. Ma dalla fine di luglio Jadran ha approfittato della sua posizione per guidare le proteste che da allora bloccano i maggiori porti del paese. A Tripoli chiede di trattenere una quota maggiore dei proventi dell’export, inoltre accusa il governo di corruzione sulla vendita di greggio. Jadran e i suoi seguaci affermano inoltre che Tripoli marginalizza l’est del paese così come aveva fatto Gheddafi. Il governo ha cercato a più riprese di negoziare una soluzione. Zeidan si è recato numerose volte in Cirenaica, ha annunciato un aumento del 67% dei salari per i lavoratori del settore petrolifero ma ha anche minacciato di intervenire con la forza. Jadran non ha mai ceduto. L’ultimo tentativo di sbloccare la crisi è stato avviato ieri dal presidente del Congresso Generale Nazionale, Nuri Abu Sahmain: una nuova forza militare, ha detto, a partire dalla settimana prossima sarà incaricata di liberare tutti i terminal occupati. Oltre a quello di Sidra, gli antigovernativi guidati da Jadran occupa i terminal di Ras Lanuf, Hariga e Marsa. La nuova forza che sarà costituita da unità dell’esercito libico e milizie di diversa provenienza, affiliate al governo, avrà inoltre il compito di proteggere i terminal.

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