Guerra gas Usa, Putin punta su South Stream e Iran

MOSCA. – Nonostante il gelo con l’Occidente per la crisi ucraina, il Cremlino vuole completare la morsa energetica con cui stringere l’Europa prima che gli Usa possano fargli concorrenza con il gas naturale: dopo aver completato il Nord Stream, che arriva direttamente in Germania, Putin accelera sul South Stream che bypasserà l’ “inaffidabile” Ucraina per portare il metano russo nell’Europa sud-orientale. E intanto continua a tessere la sua rete energetica mondiale firmando con l’Iran un accordo per la costruzione di almeno altre due nuove centrali nucleari a Bushehr, sullo sfondo di una partnership sempre più “strategica”. La marcia forzata del South Stream ha il sapore della sfida, come quella militare in Crimea: il consorzio internazionale per la sua realizzazione, controllato al 50% dalla russa Gazprom (20% Eni e 15% a testa per la francese Edf e la tedesca Wintershall) ha annunciato di voler firmare entro la fine di marzo alcuni contratti di costruzione del tratto offshore sotto il Mar Nero, dove passeranno quattro pipeline di 931 km. Confermato anche il tragitto, da Anapa (Russia) alla zona economica esclusiva turca fino alla costa bulgara, vicino a Varna: escluse quindi modifiche dell’ultima ora, ossia la deviazione della pipeline verso la Crimea per risparmiare 5 miliardi da devolvere ad Ankara. Appena ventiquattr’ore prima, il commissario per l’Energia Gunther Oettinger aveva annunciato l’intenzione di congelare le trattative della Ue sul South Stream con Gazprom, che mira ad ottenere l’esenzione dall’obbligo di concedere l’accesso a terzi utilizzatori (prevista dal Terzo pacchetto energia), e su Opal, una pipeline minore di cui Gazprom rivendica l’accesso al 100% per poter potenziare i flussi di gas attraverso il North Stream. L’irrigidimento della Ue in materia energetica è emerso anche dalla bozza di documento preparata per il Consiglio europeo del 20-21 marzo: si esprime “preoccupazione per l’alto tasso di dipendenza energetica dell’Europa”, frase assente prima delle azioni militari in Crimea, e si invita a “diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento”. Alcuni diplomatici Ue hanno inoltre rivelato che spingeranno per ottenere dagli Usa l’attribuzione automatica di licenze a esportare Gnl verso l’Europa, nell’ambito del trattato sul libero commercio che si sta negoziando. Ed è proprio agli Usa che l’Europa guarda sempre di più per sganciarsi dalla dipendenza energetica russa. Grazie ad un boom nella produzione di gas naturale negli Stati Uniti, resa possibile da una nuova tecnologia idraulica nota come ‘fracking’, Washington sta sviluppando una nuova ‘diplomazia dell’energia’ in chiave anti-russa per arginare il potere di ricatto del Cremlino. Ma per le esportazioni di gas ‘made in Usa’ ci vorrà in realtà ancora tempo, almeno 3-4 anni, per consentire la costruzione dei terminali. Per questo Mosca accelera: è una corsa contro il tempo. Il South Stream prevede di iniziare le operazioni commerciali già entro la fine del 2015, entrando in funzione a pieno regime (con 63 mld di metri cubi di gas) entro il 2018. Intanto Gazprom, che ha già revocato gli sconti sul metano a Kiev, dovrà continuare ad usare i gasdotti ucraini, dove passa circa il 30% del gas russo destinato all’Europa. Con tutte le incognite legate all’attuale crisi. (Claudio Salvalaggio/ANSA)

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