Pensionati sul piede di guerra. Premier rassicura: nessun prelievo

ROMA. – Sindacati sul piede di guerra contro il contributo temporaneo sulle pensioni medio-alte da destinare alle nuove assunzioni prospettato dal commissario per la spending review, Carlo Cottarelli. Ad attaccare per primi sono proprio i pensionati, considerando l’ipotesi “inaccettabile”, una “ennesima ingiustizia”, dopo aver già pagato tanto. Il premier Matteo Renzi però rassicura: “L’idea che chi guadagna 2000-3000 euro di pensione sia chiamato ad un contributo va escluso. Chi sostiene che i pensionati pagheranno la manovra sbaglia, per i pensionati non cambia niente”, afferma smentendo così l’ipotesi di un prelievo fatta dal super commissario alla Spending Review. Il premier ha già fatto sapere che il super-esperto arrivato dal Fmi risponderà direttamente a Palazzo Chigi, non più al tesoro. E un incontro tra i due, del resto, è fissato per questa mattina mattina quando si riunirà a Palazzo Chigi il comitato per la revisione della spesa al quale parteciperanno molti ministri. Ma, partito il Jobs act e le misure fiscali, sui pensionati i sindacati non sono comunque soddisfatti e puntano il dito contro la mancata svolta per loro, perché non beneficeranno della detrazione Irpef diretta ai lavoratori dipendenti, che porterà mille euro netti in più l’anno nelle buste paga di chi guadagna fino a 1.500 euro netti al mese. “Nessuna svolta buona per i pensionati e gli anziani. Tra le misure annunciate ieri dal governo per loro non c’è niente ed è ormai del tutto evidente che sono considerati a tutti gli effetti dei cittadini di serie B, non meritevoli di alcuna attenzione”, affermano Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, che dicono “non resteremo fermi e zitti”. La richiesta di un segnale di attenzione nei loro riguardi arriva anche dai leader confederali: il governo “dovrebbe fare un passo in più e guardare ai tanti pensionati poveri che hanno pensioni basse. Anche a loro è dovuta una restituzione fiscale”, afferma il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Come lei, anche il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, apprezzando il taglio dell’Irpef per i lavoratori, chiede che non siano dimenticati i pensionati con i redditi più bassi. Ma resta un altro nodo da sciogliere, quello delle risorse per la cig in deroga. “C’è una differenza di un miliardo di euro tra ciò che abbiamo finanziato in passato e quello che è in bilancio quest’anno”: a dirlo è lo stesso ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sottolineando che questo “è un dato meccanico” ma riconoscendo che la questione è aperta. Ma alla domanda su quando verrà sciolto il nodo delle risorse (già il ministro nei giorni scorsi aveva indicato il rischio che a metà anno si resti senza), risponde: “Non lo so, sappiamo che abbiamo questo problema”. Sul Jobs act, Poletti ribadisce che si è fatta “una operazione che rende semplice la possibilità di assumere”. E spiega che le novità su contratti a termine e apprendistato interesserebbero una platea vasta di lavoratori, toccando circa sette assunti su dieci. Per Camusso, il ministro è anche “ottimista” sui fondi per la cassa in deroga, perché “a noi risulta che manca ancora qualche centinaio di milioni per chiudere il 2013 e per il 2014 siamo scoperti”. Tutti i sindacati, Cgil Cisl e Uil, in coro, chiedono quindi con urgenza il rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga per l’anno in corso. Per il 2013 sono stati messi a disposizione 2,5-2,6 miliardi di euro; per il 2014 la legge di stabilità ha stanziato 1,6 miliardi di euro (400 milioni sono già stati ripartiti tra le regioni e in parte anche utilizzati per le situazioni rimaste in sospeso dell’anno scorso). Questo mentre i dati dell’Inps continuano a segnare una volata: a febbraio sono state autorizzate 83,3 milioni di ore di cassa integrazione con un aumento del 5,3% rispetto a febbraio 2013 (79,1 milioni); a crescere di più sono proprio le ore di cig in deroga (+55,6%), seguite dalla cig straordinaria (+16,9%) mentre la cig ordinaria è diminuita del 27,4%.