Obama rivede politiche anti-clandestini, troppo disumane

WASHINGTON. – Basta con le espulsioni di massa disumane, basta con le drammatiche separazioni dei figli di immigrati irregolari dai loro genitori. Barack Obama, pressato dalla rabbia crescente della comunità ispanica, annuncia grosse novità nella lotta all’immigrazione clandestina. Al termine di un incontro alla Casa Bianca con i leader del Congressional Hispanic Caucus, il gruppo che riunisce i parlamentari “latinos”, il presidente ha deciso una forte revisione delle pratiche seguite sinora dalla sua amministrazione, una delle più dure in tema di espulsioni. Non sono ancora chiare nel dettaglio, ma saranno modifiche regolamentari, compatibili con la normativa vigente. Niente a che vedere con la riforma migratoria generale che dovrebbe sanare la situazione di 11 milioni di immigrati, sinora sempre bloccata dalla maggioranza repubblicana del Congresso. Ma anche senza la riforma, il presidente non poteva permettersi il lusso di mantenere lo status quo. A 8 mesi dalle elezioni di medio-termine, si è reso conto che, nel limite delle sue possibilità, deve dare ascolto alla rabbia delle organizzazioni ispaniche. “Il presidente – sintetizza un comunicato della Casa Bianca – ha messo in evidenza la sua profonda preoccupazione circa il dolore che vivono troppe famiglie alle prese con separazioni inumane, provocate da un sistema migratorio che non funziona per niente”. Purtroppo per lui, non può fare nulla contro la legge che prevede la deportazione di centinaia di migliaia di ragazzi portati negli States in modo illegale. Si tratta di una tragedia molto diffusa, visto che questi giovani, arrivati molto piccoli e cresciuti negli Usa, si sentono ormai in tutto e per tutto americani. Ma devono fare i conto con la legge che li tratta da clandestini, da criminali, costringendoli a lasciare quello che sentono come il loro Paese, dove studiano e lavorano, per andare a vivere nel luogo di origine dei loro genitori, nazioni lontane non solo geograficamente ma anche culturalmente, di cui non sanno nulla, di cui a volte non conoscono nemmeno bene la lingua. Ora, alla luce di questo dramma, Obama ha chiesto ai suoi tecnici del Homeland Security Department di studiare una sorta di revisione delle circolari che regolano questo fenomeno per cercare di apportare qualche miglioria. Quel che è certo è che malgrado la stragrande maggioranza dell’elettorato ispanico abbia votato in massa Obama in ambedue le elezioni presidenziali, al grido di “Sì, se puede”, il presidente non è riuscito in questi anni a soddisfare le loro aspettative. Ha cercato per quanto è stato nei suoi poteri di emanare qualche sanatoria, destinata soprattutto ai ragazzi arrivati illegali e ora ormai all’università. Tuttavia, la sua amministrazione s’è distinta per essere stata la più severa sul fronte delle espulsioni: si calcola che in questi anni di presidenza Obama siano stati deportati quasi 2 milioni di illegali, molti di più di quanto siano stati espulsi da altre amministrazioni repubblicane. Non a caso, la settima scorsa, i vertici della “La Raza”, l’organizzazione latina più importante d’America, ha definito Obama “Deporter in Chief”. E nelle carceri dello Stato di Washington da giorni i detenuti immigrati hanno iniziato un drammatico sciopero della fame contro le espulsioni di massa. Insomma, un innalzamento dei toni che ha spinto Obama ha porvi un primo, seppur parziale, rimedio. (Marcello Campo/ANSA)

 

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