Napolitano, non scordare Cassino, mai più guerre

CASSINO (FROSINONE).  – ”Sacrificio” e ”rinascita”: sono queste le due parole chiave che hanno segnato la vista di Giorgio Napolitano a Cassino a 70 anni dalla distruzione della città e dal bombardamento alleato che rase al suolo l’antichissima abbazia di Monte Cassino. “La lezione principale” che viene dalla terribile storia di Cassino, “è quella della ferocia e spesso della innegabile irrazionalità della guerra”, ha spiegato il presidente della Repubblica nella piazza principale di Cassino ricordando solennemente quella che si può divenire una delle tragedie simbolo della seconda guerra mondiale. Un simbolo del sacrificio di migliaia di persone e di rinascita e ricostruzione che ha fatto di Monte Cassino un esempio di tenacia e vitalità. Inutile soffermarsi oggi dopo 70 anni su quei ”clamorosi errori” di tattica militare che segnarono la sanguinosa storia della linea Gustav che gli alleati non riuscivano a sfondare per aprire le porte alla liberazione di Roma. Il capo dello Stato è arrivato nella città del frusinate accolto dalle proteste di disoccupati e precari che hanno urlato al corteo presidenziale la loro rabbia per le dure condizioni determinate dalla crisi. Nessun contatto diretto con le autorità visto che la contromanifestazione è stata civile e controllata. Ma ”la strada maestra” dell’Unione europea è stata ancora una volta indicata come l’unica anti-crisi dal presidente che oggi ha reso un commosso omaggio proprio a quanti, pur non essendo italiani, hanno dato la loro vita per un periodo di libertà che oggi proprio la Ue sta difendendo e prolungando. ”Soprattutto – ha spiegato in un discorso in piazza De Gasperi – non deve mai oscurarsi il senso della riconoscenza di noi italiani per i combattenti delle più diverse provenienze ed etnie che sotto le bandiere alleate furono impegnati per mesi nelle condizioni più ingrate”. E non a caso Napolitano ha voluto visitare anche il cimitero polacco. All’inizio di quel tragico 1944 gli alleati cercavano di sfondare le difese naziste che tagliavano in due l’Italia. E tra febbraio e marzo si susseguirono attacchi sanguinosi e spesso respinti dalle truppe tedesche. Fino al terribile bombardamento alleato sull’abbazia nella convinzione – rivelatasi poi errata – che nascondesse i tedeschi. Il 15 febbraio l’aviazione alleata rase al suolo Montecassino in un bombardamento che durò per tutta la mattinata. In questo bombardamento trovarono la morte numerosi civili che avevano cercato rifugio all’interno dell’abbazia. Un mese dopo esatto, il 15 marzo, gli alleati decisero di bombardare duramente anche la città di Cassino per spezzare la resistenza nazista. Ben 575 bombardieri pesanti e medi e 200 cacciabombardieri scaricarono 1.250 tonnellate di bombe sull’abitato distruggendolo completamente. Dopo la visita alla città il capo dello Stato ha reso omaggio anche all’abbazia che è stata completamente ricostruita dopo la fine della guerra. Napolitano, che era rimasto ”impressionato” nel vedere allora le rovine di monte Cassino, ha pranzato con i benedettini nel refettorio dell’abbazia e ha poi visitato la splendida chiesa e l’imponente biblioteca. (Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)