Renzi, mi interessano i giovani, non i sindacati

ROMA. – A Matteo Renzi interessano i ragazzi che non trovano un lavoro, non i sindacalisti o le associazioni di categoria. Il presidente del Consiglio taglia corto sulle polemiche sorte attorno al decreto Lavoro e, mentre continua lo scontro tra il ministro Giuliano Poletti e la Cgil, sceglie senza incertezze da che parte stare. “Il problema – ha detto Renzi in un’intervista al Tg5 – non è discutere di norme, ma garantire la possibilità di assumere. Semplificare” le norme sul lavoro “non significa dare più precarietà ma consentire ai ragazzi di lavorare. A me interessano loro non gli addetti ai lavori, che siano sindacalisti o le associazioni dei categoria degli imprenditori”. Infatti, ha proseguito, “il contratto di apprendistato, che noi cambiamo, era prima del nostro decreto legge un incubo burocratico. Cambiare quello, il contratto a termine non significa più precarietà ma consentire ai ragazzi di lavorare”. La polemica sul posto fisso, che il decreto renderebbe ancora più un miraggio, non lo spaventa: “Il posto fisso per i giovani – ha osservato – non c’è più da anni, la disoccupazione giovanile, mentre a Roma discutevano, è passata al 42%, è più che raddoppiata. E allora il problema non è stare a discutere delle norme, ma garantire la possibilità di assumere per chi vuole assumere”. Le parole di Renzi arrivano al termine di una giornata in cui è andato avanti il duello a distanza tra Poletti e la leader della Cgil, Susanna Camusso sul Dl appena approvato dal Governo. Si attenuano però i toni. Così in alcune interviste il responsabile del Welfare riconosce la ”buona fede” della Cgil ma ribadisce la validità del provvedimento e dell’efficacia del decreto ”poi, certo, non siamo infallibili e il dibattito in Parlamento farà il suo corso”. E proprio sull’iter parlamentare punta la sindacalista per ottenere le modifiche. Per Camusso, in particolare, l’impianto delle politiche del lavoro deve puntare a ridurre le diseguaglianze generate dal precariato focalizzandosi anche sulla scuola e la formazione ed elevando l’obbligo scolastico. “Bisognerebbe sicuramente fare misure efficaci – dice – forse bisogna anche sapere che se si legifera ogni pochi mesi sulla stessa materia questo non favorisce l’efficacia perché evidentemente si determinano contraddizioni e moltiplicazioni delle norme”. “Io credo – continua – che ora dopo questa lunga stagione di crisi i giovani sono dei soggetti sottoposti a una straordinaria disuguaglianza (da quella del non trovare lavoro ad avere una lunga stagione di precarietà) e forse il messaggio vero di cambiamento è dire loro che si prova a ridurre la disuguaglianza e dare loro misure giuste”. “La grande vera riforma, almeno così la Cgil sostiene – avverte Camusso – anche nel suo piano del lavoro, è quella che si cominci a considerare l’innalzamento dell’obbligo scolastico perché diventi il punto di partenza dell’istruzione come grande vettore di sviluppo”. Poletti esclude però che le nuove norme aumentino la precarietà: “queste modifiche permetteranno all’azienda di assumere con maggiore tranquillità e daranno ai lavoratori maggiori possibilità di ottenere tre anni continuativi di lavoro. I paletti previsti dalla riforma Fornero avevano il giusto obiettivo di limitare l’uso dei contratti temporanei, ma hanno prodotto l’effetto inverso. Di certo la deregulation non è la mia mentalità. Ma avere norme giuste che non producono effetti o ne producono di contrari è peggio”.

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