Attiva partecipazione politica dei giovani italo-venezuelani

CARACAS. – Giorgio Gaber, in una delle sue canzoni più belle, diceva che “la libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”. Ed è ciò che stanno facendo i giovani italo-venezuelani, indipendentemente dal loro credo politico e dallo schieramento in cui militano o per il quale simpatizzano: partecipano alla vita politica e sociale del Paese per costruire un futuro migliore. Ne è lampante dimostrazione, il numero di ragazzi che ingrossano le fila dei cortei organizzati dal governo e dai “filo-chavistas” così come la gran quantità di giovani che aderiscono alle manifestazioni dell’opposizione. Molti di loro, al pari di altri ragazzi, vengono arrestati perché attori, e non semplici spettatori, delle proteste, represse con getti d’acqua a pressione, bombe lagrimogene e pallettoni in gomma sparati, a volte, a bruciapelo dalle forze dell’ordine.

I nomi che si potrebbero snocciolare sono tanti, basta dare un’occhiata al lungo elenco pubblicato nella pagina web del “Foro Penal Venezolano” (www.foropenal.com). Ce ne sono di ormai assai noti e portati alla ribalta dai mass media – leggasi, Giuseppe Di Fabio, Francesca Commissari o Gustavo Paniz, solo per ricordarne alcuni – e ce ne sono altri meno conosciuti, come quello di Maurizio Ottaviani – picchiato a sangue -, di Armando Maglione, maltrattato e colpito brutalmente al capo tanto da riportare una profonda ferita che ha meritato 4 punti di sutura, o ultimo per il momento nella lista degli italo-venezuelani arrestati, Nico De Rienzo, professore dell’Università Santa Maria, catturato nei pressi di Piazza Altamira, ammanettato e costretto a salire in moto e portato al Core 5 della Guardia Nazionale.

Le testimonianze sono tante. Matrice comune sono le ore di angoscia dei genitori svegliati nella notte da una telefonata raggelante: “Suo figlio è stato arrestato”; o le lunghe ore drammatiche trascorse da chi non vede tornare a casa il proprio figliolo e non sa cosa possa essergli accaduto. Momenti terribili che, pare assurdo, si concludono con un sospiro di sollievo quando arriva la notizia del fermo di polizia.

Queste ore di angoscia, di ansia, di timore le ha vissute Paolo D’Ettore, padre della giovane studentessa Rocìo Grabriella – appena 19 anni – arrestata a Piazza Altamira la sera di giovedì scorso.

– Sono stati momenti terribili, indescrivibili – ci dice il signor D’Ettore -. Ora Rocío Gabriella è di nuovo a casa. Sta bene. Non ha subito violenze.

Poi, dopo un attimo di riflessione, aggiunge:

– Certo, per una ragazzina non è un’esperienza che possa essere dimenticata facilmente. Dovranno trascorrere settimane, mesi, prima che possa superare il ricordo della paura provata al momento dell’arresto, il non sapere, una volta caricata sulla moto, dove sarebbe stata portata, le ore di reclusione in una cella della Stazione di Polizia. Sono momenti difficili da digerire.

Rocío Gabriella, la seconda di tre figli, studentessa di Amministrazione Alberghiera nell’Università Simón Bolívar è stata arrestata, nei pressi di Piazza Altamira, durante un blitz della Polizia e portata nella Stazione di Sucre, nel popolare quartiere di Catia. Rinchiusa nella stessa cella che normalmente ospita veri criminali, delinquenti anche assai pericolosi, vi ha trascorso circa 50 ore. Tra i suoi compagni di reclusione, numerosi studenti di altre università e il giovane Armando Maglione.

– Armando – ci dice Rocío Gabriella – è stato maltrattato. Quando l’ho visto aveva una profonda ferita in fronte con 4 punti di sutura.

Paolo D’Ettore, il padre, è cittadino italiano, nato a Roma città ove, come egli stesso afferma, torna con frequenza avendo ancora familiari a Fondi, vicino Latina, e tanti, tantissimi amici. Si è appena laureato, in Diritto, nell’Università Catolica Andrés Bello.

– Mia figlia – prosegue nel racconto – stava con alcuni amici a Piazza Altamira. Il suo era un atteggiamento pacifico…

E, dopo aver sottolineato nuovamente la parola “pacifico”, prosegue:

– Non stava facendo assolutamente nulla di male. Lei è una ragazza che non ha mai fatto una barricata, non ha mai scagliato una pietra, non ha mai lanciato una bomba. Lei, i suoi amici, tutti giovani studenti, sono caduti in un’imboscata dalla Polizia. Sono stati fatti salire in moto e sono stati portati alla Stazione di Sucre. Con Rocío Gabriella sono stati arrestati altri 30, 35,… 40 giovani

Appena informato dell’arresto, il “Foro Penal Venezolano” ha assegnato gli avvocati per la difesa a Rocío Gabriella e al resto degli studenti. Sono intervenuti anche i legali delle Università “Simón Bolívar” e “Católica Andrés Bello”.

– Hanno fatto un eccellente lavoro di squadra – spiega il signor D’Ettore -. Hanno ottenuto la liberazione di mia figlia e del resto dei giovani. Gliene siamo riconoscenti.

Dal canto suo, Rocío Gabriella ricorda:

– Non sono stata maltrattata fisicamente. Sto bene. Ma al momento dell’arresto i poliziotti ci hanno minacciato; ci hanno detto di tutto…

La disavventura si è fortunatamente conclusa bene e Rocío Gabriella è di nuovo a casa, coccolata dall’affetto dei genitori. Intanto, è ancora in stato di fermo Nico De Rienzo, 37 anni, professore di Amministrazione e Contabilità dell’Università Santa Maria.

Mentre Enzo Cavallo Russo, deputato del Psuv rappresentante dello Stato Portuguesa, denuncia una strategia di destabilizzazione degli equilibri politici, si teme che le manifestazioni, le proteste, la violenza e la repressione possano continuare ad essere protagonisti di rilievo nelle prossime settimane.

Mauro Bafile