Marò: Missione di Alfano a New York, Onu alzi la voce

Pubblicato il 17 marzo 2014 da redazione

NEW YORK. – I marò “devono essere immediatamente liberati”. E su questo “l’Onu deve assumere una posizione chiara e forte”: è l’appello che il ministro dell’interno, Angelino Alfano, ha lanciato nel corso della sua visita al Palazzo di Vetro di New York, dove ha incontrato il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. Alfano ha spiegato come la sua missione nella Grande Mela – prima di recarsi a Washington per parlare di lotta alla criminalità organizzata con l’amministrazione Obama – ha come obiettivo proprio quello di invitare l’Onu ad alzare la voce su una vicenda che finora ha visto il Palazzo di Vetro piuttosto cauto e prudente. Nonostante le ultime sollecitazioni dell’ex ministro degli esteri Emma Bonino, infatti, alcune settimane fa Ban aveva ribadito come per le Nazioni Unite quello dei marò è un caso che va risolto bilateralmente. Insomma, è una questione che riguarda prevalentemente Italia e India. Una posizione, questa del segretario generale dell’Onu, che nel nostro Paese è stata accolta con molta perplessità, e anche con un po’ di amarezza. Ora l’affondo di Alfano rappresenta il primo atto della nuova offensiva intrapresa dal governo Renzi e dal nuovo ministro degli esteri Federica Mogherini per arrivare al rilascio di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati. “L’Italia è disponibile a processare i marò in patria e anche ad accettare un lungo arbitrato”, ha assicurato il ministro dell’Interno, sottolineando però con forza come “la premessa deve essere la loro liberazione dopo due anni di permanenza in India”. “Noi chiediamo la loro libertà – ha incalzato Alfano – e sia chiaro che il governo italiano non li lascerà mai da soli”. Il leader del Nuovo Centro Destra ha quindi ricordato a Ban Ki-moon come Latorre e Girone siano andati “in missione internazionale contro la pirateria” e come ora rischino “di vedersi giudicati in base alle leggi antiterrorismo indiane”. “Deve essere chiaro – ha ammonito il ministro – che questo per l’Italia è inaccettabile. E – ha sottolineato rivolto all’Onu e alla comunità internazionale – si tratterebbe anche di un precedente gravissimo”. Un precedente gravissimo per tutti. Intanto su Facebook si fa sentire Massimiliano Latorre, che sottolinea come i due fucilieri di San Marco abbiano ancora oggi “la forza per combattere quotidianamente contro questa enorme quanto grave ingiustizia”. “Questa tragica vicenda – aggiunge il marò – non vede più coinvolti solamente due fucilieri di Marina, ma si è sviluppata intorno al’Italia una più ampia presa di coscienza da parte di altre comunità, quali l’Unione europea, la Nato e l’Onu”.  (Ugo Caltagirone/ANSA)

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