Putin firma annessione Crimea. Obama convoca G7 all’Aja

Pubblicato il 18 marzo 2014 da redazione

MOSCA.- Incurante delle sanzioni occidentali che fanno volare la Borsa di Mosca (+4% in chiusura) e suscitano l’ironia e il sarcasmo dei suoi destinatari, lo zar Putin lascia passare solo un giorno dal referendum in Crimea per firmare il trattato di unificazione con la Russia, con effetto immediato. Lo fa nella cornice più solenne, al Cremlino, nella sontuosa sala di San Giorgio, con un discorso fortemente patriottico e anti occidentale davanti ai due rami del parlamento che gli tributano una standing ovation e ripetuti applausi. Un momento “storico”, che consente di ignorare tutte le critiche, le minacce e le ritorsioni che continuano a piovere dall’Occidente: il sempre più probabile siluramento del G8 di Sochi e la convocazione di una riunione straordinaria del G7 la settimana prossima all’Aja da parte di Barack Obama, che ha definito le mosse di Putin “una minaccia per la pace”; le sanzioni anche del Giappone; la sospensione della cooperazione militare da parte di Londra; l’annullamento della visita a Mosca dei ministri degli Esteri e della Difesa francesi Laurent Fabius e Jean-Yves Le Drian, con il rischio che salti anche la vendita delle navi militari Mistral a Mosca. E, soprattutto, la minaccia di nuove, più pesanti sanzioni da parte di Usa e Ue. Nulla turba Putin, neppure le notizie che arrivano da Simferopoli su un morto e uno o due feriti in una sparatoria: per Kiev la vittima è un soldato ucraino, ucciso in un tentativo di assalto della sua base durante il quale è rimasto ferito anche un suo collega, mentre per le forze di autodifesa filorusse è uno dei loro. Certo è che la tensione nella Penisola è alle stelle, con il ministero della Difesa di Kiev che ha autorizzato i suoi soldati a usare le armi e il comando della Marina ucraina a Simferopoli che ha annunciato di avere l’ordine di sparare a vista contro chiunque tenti di forzare la mano. “Nei cuori e nelle menti della gente la Crimea era e resta una parte inseparabile dalla Russia”, ha esordito Putin scaldando subito la platea. Il referendum è stato “legale” e i suoi risultati sono “più che convincenti”, ha sottolineato, lodando il “coraggio e la dignità” degli abitanti della Crimea, che non erano più disponibili a tollerare l’ “ingiustizia storica” di far parte dell’Ucraina. Soprattutto, ha proseguito, dopo il “colpo di Stato” a Kiev ad opera di “estremisti ultranazionalisti e anti semiti” che hanno portato il caos. Il leader del Cremlino ha puntato il dito anche contro l'”irresponsabilità” e il “cinismo” dell’Occidente, che ha superato la “linea rossa”. E si è tolto i sassolini dalla scarpa, accusando gli Usa di voler continuare ad imporre la loro egemonia, dai bombardamenti di Belgrado senza risoluzione Onu alla “primavera araba trasformatasi in inverno arabo”. Putin ha tuttavia assicurato che non vuole la scissione dell’Ucraina: “Non credete a coloro che vi intimoriscono con la Russia, che gridano che alla Crimea seguiranno altre regioni. Non vogliamo la scissione dell’Ucraina, non ne abbiamo bisogno”. A fine discorso la firma del trattato, già applicato provvisoriamente, per l’ingresso in Russia della Crimea e di Sebastopoli, città che avrà lo stesso status federale di Mosca e San Pietroburgo. Entro pochi giorni, al massimo una settimana, la ratifica del parlamento e le relative leggi costituzionali. Una svolta che ha scatenato le immediate reazioni di Kiev e dell’Occidente, accomunate dal rifiuto di riconoscere l’annessione della Crimea. Il premier ucraino Arseni Iatseniuk l’ha bollata come una “rapina su scala internazionale”, mentre il presidente ad interim ucraino Oleksandr Turcinov ha accusato addirittura Putin di imitare l’esempio della Germania nazista. E mentre il vicepresidente Joe Biden è volato in Polonia per rassicurare l’alleato Nato, definendo l’annessione come una “confisca di territorio”, Obama ha proposto una riunione dei leader del G7 all’Aja la prossima settimana e ha telefonato alla Merkel per proseguire con una “reazione coordinata”. Anche l’Italia ha criticato il passo del Cremlino: “L’annessione della Crimea è un grave sviluppo negativo della crisi che prefigura un isolamento grave” della Russia perché “frutto di azioni unilaterali non giustificate”, ha detto il ministro degli Esteri Federica Mogherini, preannunciando “probabili nuove sanzioni nei prossimi giorni”. Finora quelle decretate ieri da Ue e Usa sono state oggetto di derisione da parte degli stessi interessati: “Ne sono fiero, è una sorta di Oscar da parte dell’America”, ha ironizzato il consigliere presidenziale Vladislav Surkov, ex ideologo del Cremlino. In seguito il capo della diplomazia russa Lavorv, in una telefonata con il collega americano Kerry, ha comunque definito le sanzioni “assolutamente inaccettabili”, minacciando non meglio specificate “conseguenze”. Dopo la firma al Cremlino, Putin ha celebrato lo storico accordo con un bagno di folla in Piazza Rossa davanti ad oltre 110mila persone. Ha cantato l’inno e raccolto ovazioni. Sul palco anche il presidente del parlamento di Crimea, Vladimir Konstantinov: “Non regalateci mai più a nessuno, torneremo lo stesso”, ha assicurato, riferendosi alla decisione di Krusciov di regalare nel 1954 la penisola all’Ucraina. ( Claudio Salvalaggio/Ansa)

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