Mediaset: Confermata interdizione per 2 anni a Berlusconi

ROMA. – La Corte di Cassazione ha definitivamente confermato la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per due anni nei confronti di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset. L’ex premier era già stato condannato con sentenza irrevocabile per frode fiscale alla pena principale di 4 anni di reclusione (tre coperti da indulto). In particolare i Supremi giudici della Terza sezione penale hanno dichiarato “irrilevanti” le questioni di incostituzionalità delle norme tributarie sollevate dalla difesa di Silvio Berlusconi e hanno “rigettato” nel resto il ricorso contro la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Milano il 19 ottobre 2013. Quel verdetto aveva ridotto a 2 anni l’originaria interdizione dai pubblici uffici pari a 5 anni.

E’ fissato al 10 aprile il prossimo appuntamento giudiziario di Silvio Berlusconi: quel giorno, infatti, davanti ai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano, verrà discussa la sua richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali. Richiesta presentata dopo che la Cassazione lo ha condannato per frode fiscale per il caso Mediaset a quattro anni di reclusione, tre dei quali coperti da indulto e, oggi, definitivamente, a due anni di interdizione dai pubblici uffici. Il 10 aprile i legali di Berlusconi, il prof. Franco Coppi e l’avvocato Niccolò Ghedini, illustreranno quale sarà l’attività socialmente utile che il Cavaliere – forse anche lui in aula – proporrà per scontare la pena residua, e al netto del condono, di un anno. Un ‘programma’ di riabilitazione, come e’ stato riferito, al momento non c’e’ ancora ma dovrebbe essere ‘confezionato’ nelle prossime settimane. Infatti, nonostante siano molte le comunità che hanno spalancato le porte all’ex premier, già ad ottobre, quando era stata presentata la richiesta, erano state date indicazioni solo di massima senza addentrarsi nello specifico circa attività di volontariato o strutture. Inoltre l’ex capo del Governo avrebbe scelto Arcore e non Palazzo Grazioli come abitazione dove vivere nel periodo dell’affidamento in prova, sebbene proprio prima della sentenza della Suprema Corte avesse trasferito la sua residenza a Roma. A decidere sull’istanza, dopo l’intervento dei difensori e di un pg, saranno il presidente della Sorveglianza Pasquale Nobile De Santis e il giudice relatore Beatrice Crosti, affiancati da due esperti esterni. Il loro provvedimento dovrà essere depositato entro cinque giorni. Se la richiesta dovesse avere il via libera, dai 12 mesi da scontare potrebbero essere tolti 45 giorni, come prevede la legge, se nei primi sei mesi il percorso di messa in prova sarà giudicato positivo, riducendo quindi il periodo di affidamento a 10 mesi e mezzo. Nel caso in cui, invece, la richiesta dovesse essere bocciata, a Berlusconi toccherebbe la detenzione domiciliare e, vista anche la sua età, non il carcere.