Crimea: la guerra di nervi di Putin con l’Occidente

MOSCA. – Dopo il fulmineo scacco matto in Crimea, Putin ora è costretto a rispondere mossa su mossa all’Occidente in una guerra di sanzioni che è prima di tutto una guerra di nervi, in una escalation che segue la logica dell’ ”occhio per occhio”. In questa crescente tensione, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, oggi a Mosca da Putin e Lavrov e domani a Kiev dal presidente e dal premier ucraini, gioca una delle ultime carte della diplomazia proponendo l’invio in Ucraina di osservatori delle Nazioni Unite, insieme a quelli dell’Osce. Il presidente russo intanto tira dritto per la sua strada e forse già domani sarà concluso l’iter per l’annessione della penisola, dopo la ratifica odierna del trattato da parte della Duma. Ma indubbiamente la risposta di Washington ha irritato parecchio il Cremlino, con il secondo round di sanzioni che hanno colpito dritto al ‘cerchio magico’ di Putin. Tra i nuovi 20 destinatari ci sono molti dei più vecchi amici e stretti collaboratori del presidente: il capo del suo staff Serghiei Ivanov, ex ministro della difesa proveniente come lui dal Kgb; il suo consigliere Andrei Fursenko. Altri rappresentano anche le sue leve economico-finanziarie personali: il presidente delle Ferrovie statali (Rzd) Vladimir Iakunin, Ghennadi Timcenko, uno dei maggiori mediatori e operatori energetici al mondo, i fratelli Arkadi e Boris Rotenberg (il primo è l’ex sparring partner di judo di Putin) che hanno interessi vari (banche, trasporti, gas e petrolio), Iuri Kovalciuk, presidente della Banca Rossia, anch’essa coinvolta dalle sanzioni, considerato il ”banchiere personale” del leader del Cremlino. Molti erano vicini di dacia di Putin nella cooperativa Ozero (lago) e quasi tutti hanno incassato appalti miliardari per le olimpiadi di Sochi. Anche Alexei Navalni, l’oppositore numero di Putin, aveva suggerito, tra gli altri, di colpire questi nomi sul New York Times di oggi. E forse non a caso alla vigilia era stato accusato da un reportage di Ntv, emittente filo Cremlino controllata da Gazprom, di aver ricevuto dei finanziamenti europei e di esser stato in contatto con la Cia. Ma anche il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha dovuto ammettere che vedere certi nomi nella blacklist Usa è ”sconcertante”. Minacciando sanzioni ”asimmetriche” che non lasceranno ”indifferenti” Washington, Mosca replica intanto con sanzioni ”simmetriche”, apparentemente senza la stessa efficacia: la Casa Bianca non poggia sulla struttura di potere statale e oligarchica del Cremlino. Ma Putin ha i nervi d’acciaio e potrebbe fare la mossa del cavallo, ad esempio rifiutare i controlli sugli arsenali nucleari, come ha già minacciato qualche fonte russa. O far saltare il tavolo sull’ Iran, come ha lasciato intendere oggi il viceministro degli esteri russo Serghiei Riabkov. Nel frattempo Mosca cerca di replicare punto su punto: Parigi minaccia di annullare il contratto per la vendita di due navi da guerra Mistral? Pagheranno i danni, risponde il Cremlino. Kiev evoca l’arma dei visti con la Russia? Mosca rafforza i controlli doganali. In attesa delle nuove sanzioni Ue, però, Putin deve incassare la frenata sul South Stream dell’ad di Eni Paolo Scaroni: ”Vedo il futuro del Southstream piuttosto fosco”, perché la crisi ucraina ”metterà anche in discussione le autorizzazioni Ue necessarie per portare avanti il progetto: non so se si realizzerà”. Questa forse è una mossa che non si aspettava. (Claudio Salvalaggio/ANSA)
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