Egitto: pene capitali e maxiprocessi, il mondo insorge

Pubblicato il 25 marzo 2014 da redazione

IL CAIRO. – Il mondo insorge ma la giustizia egiziana va avanti. Il giorno dopo la sentenza di condanna a morte per 529 Fratelli musulmani, altri 683 sostenitori della Confraternita sono stati chiamati alla sbarra nell’ambito del maxi processo sulle violenze del 14 agosto scorso. Sulla raffica di condanne a morte, le Nazioni Unite hanno definito il verdetto una “violazione del diritto internazionale dei diritti umani”. Ore prima la rappresentante della diplomazia Ue, Catherine Ashton aveva affermato che “la pena capitale non è mai giustificabile”, ricordando che l’Unione europea vi si oppone “in qualsiasi circostanza”. Anche la Farnesina ha espresso grande preoccupazione facendo appello alle autorità egiziane a rivedere le sentenze e chiedendo di assicurare a tutti gli accusati un processo equo con tutte le garanzie previste da uno Stato di diritto. Imponenti sono state le misure di sicurezza all’apertura della seduta della Corte d’Assise di Minya in Alto Egitto (a 250 km a sud del Cairo). Gli avvocati della difesa si sono ritirati per protesta contro le condanne decise dallo stesso corpo giudiziario, ma la Corte ha proseguito l’udienza interrogando i testimoni. Immediata la replica dei difensori che hanno chiesto la ricusazione del giudice. Dopo qualche ora la Corte ha fissato al 28 aprile la data in cui verrà emessa la sentenza nei confronti dei 683. Tra loro figura anche la guida spirituale della Confraternita, Mohamed Badie, non presente in aula, per ragioni di sicurezza. Sono tutti accusati di avere attaccato un commissariato, ucciso un ufficiale di polizia e tentato di assassinarne altri due. Lo stupore e lo sconcerto dopo la sentenza di morte è stato enorme, non solo a livello internazionale ma anche in diversi settori dell’opinione pubblica egiziana. Oggi una quindicina di ong per la difesa dei diritti umani in Egitto hanno espresso “viva inquietudine”. Tuttavia il sistema egiziano prevede che le condanne a morte debbano essere ratificate dal gran mufti, l’autorità giudiziaria suprema, ma secondo esperti il verdetto sarà modificato o attenuato nei vari gradi di giudizio. La tensione resta alta nel Paese, anche dopo le minacce della Confraternita che ha annunciato imponenti manifestazioni nelle grandi piazze del Cairo e di Giza. E la sicurezza ha ampliato i posti di blocco e i controlli in diversi quartieri della capitale. Intanto cresce l’attesa per l’annuncio della data per la presentazione delle candidature alle prossime elezioni presidenziali. I sondaggi danno per quasi certa l’elezione alla poltrona di presidente del generale Abdel Fattah al Sisi, che però non ha ancora annunciato la sua candidatura. In ogni caso lo stesso comandante delle forze armate egiziane e ministro della Difesa dovrebbe prima di tutto dimissionare dalle sue cariche per potersi presentare. E ieri Sisi ha annunciato la creazione di “una nuova unità di forze speciali per interventi rapidi per far fronte alle sfide e alle minacce che il Paese si trova dinanzi”. Stando all’agenzia Mena, Sisi ha spiegato che tali unità “raggruppano le diverse tipologie delle forze armate, terresti e aeree, con grandi capacità di manovra e velocità, secondo i principi più moderni del combattimento”. (Giuseppe Maria Laudani/Ansa)

 

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