Maro’: Mogherini vede ministro India, nessun passo avanti

 L’AJA. – “Nessuna novità”, “nessun passo avanti” nel braccio di ferro tra Italia e India sul caso dei marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, bloccati da ormai oltre due anni. Non resta che la via della “internazionalizzazione” della vicenda. E’ la constatazione del ministro degli Esteri, Federica Mogherini, che a margine della seconda e conclusiva giornata del vertice sulla sicurezza nucleare (in cui ha rappresentato l’Italia dopo il ritorno a Roma di Matteo Renzi già ieri sera), ha incontrato per una mezzora di “un colloquio che voi giornalisti definireste ‘franco’” il suo omologo indiano Salman Khurshid. Roma e New Dehli restano ferme sulle loro posizioni, ma l’Italia è determinata a chiudere la vicenda anche se in India le pressioni politiche in attesa delle elezioni di maggio la bloccano. L’Italia ha però trovato una “sponda” durante il vertice sulla sicurezza nucleare all’Aja. Il capo della Farnesina non ha argomentato di quale sponda si tratti, ma ha puntualizzato che è proprio “quella della internazionalizzazione la strada che stiamo seguendo”.  L’incontro con l’omologo indiano, ha spiegato Mogherini, è servito “per ribadirgli il fatto che siamo determinati ad esplorare tutte le iniziative politiche e legali per vedere riconosciuti i nostri diritti ad esercitare la giurisdizione sul caso dei due marò”. Detto dalla città che ospita istituzioni la Corte permanente di arbitrato o la Corte internazionale di giustizia, ribadisce la determinazione italiana a non lasciare nulla di intentato. “Per noi – sottolinea il capo della Farnesina – era importante cogliere questa occasione, così come cogliamo tutte le occasioni internazionali che si prestano a porre il tema, per ribadire la nostra posizione”. L’incontro è avvenuto mentre l’inviato speciale Staffan De Mistura ha concluso i suoi incontri in India. E domani, riferisce il ministro, riferirà alla Commissione Esteri e Difesa alla Camera. Ma l’Italia, aggiunge Mogherini rispondendo ai giornalisti, dice “due cose”: che “non riconosce la giurisdizione indiana” e che “la giurisdizione è e deve essere italiana”. “Nel caso di conflitto tra giurisdizioni, la strada per risolverlo è quella della internazionalizzazione”. (dell’inviato Marco Galdi/ANSA)
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