Obama a Roma, “Napolitano una roccia per l’Italia”

ROMA. – Il capo dello Stato Giorgio Napolitano è una “roccia”. Garanzia di “stabilità e integrità per l’Italia”. La riconferma della stima del presidente Usa Barack Obama nei confronti di Napolitano arriva attraverso l’ambasciatore a Roma John Phillips, alla vigilia del faccia a faccia di domani al Quirinale. Un attestato di stima, l’ennesimo, nei confronti di un “vecchio amico”, di una figura che per gli Usa rappresenta un importante segnale di continuità in un Paese che ha cambiato 4 premier in tre anni. E che si affianca all’interesse dell’uomo più potente del mondo nei confronti del nuovo premier Matteo Renzi che Obama, dice Phillips, è “contento” di conoscere meglio, e alla gioia di vedere il papa, che il presidente Usa “ammira molto”. A suscitare l’interesse degli Usa verso Renzi è proprio il ‘cambio di verso’ impresso al Paese in pochissimo tempo sul fronte delle riforme. Crescita e lavoro del resto sono i dossier che stanno più a cuore a Renzi. Tanto che il premier nei giorni scorsi non ha nascosto che intende chiedere “consigli” a Obama visto che “in America le aziende sono tornate a investire e la disoccupazione a scendere”. Se i temi bilaterali tra Italia e Usa sono molti, indubbiamente il pacchetto di riforme messo in campo da Renzi nel “lungo” colloquio in programma domani a villa Madama con l’inquilino della Casa bianca occuperà una parte importante. Sia perché gli Usa, come l’Europa, guardano da tempo alle riforme strutturali che non riescono a prendere il via in Italia e che per gli Stati Uniti, come ha dimostrato la crisi, sono fondamentali anche per la ripresa dell’Unione europea. Sia perché indubbiamente per il premier un sostegno di Obama sulla strada delle riforme può avere un ruolo anche in chiave interna, nel giorno in cui è tornato a ripetere che sulle riforme si gioca tutto: o passano “o vado a casa”. Renzi a villa Madama incontrerà l’uomo che è riuscito a sfidare tutti i tabù americani, mettendo in campo una ostacolatissima riforma sanitaria che gli è costata molti consensi. Ed è indubbio che qualche ‘consiglio’ potrà essere utile, visto che per la prima delle riforme in agenda, quella sui tagli alle province, ha dovuto porre la fiducia per superare gli ostacoli. Del resto il premier guarda a Obama in molti settori, la stessa scelta del termine ‘Jobs act’ punta a marcare la volontà di far ripartire l’occupazione e creare nuovi posti di lavoro esattamente come accaduto in Usa. Ma, ancora una volta, come ha spesso ripetuto il premier parlando di Bruxelles, anche domani Renzi non riceverà il presidente degli Stati Uniti come uno scolaretto. “A Obama dirò che sono orgoglioso e fiero dei progressi dell’Italia”, ha detto nei giorni scorsi. E punterà anche sul rilancio della politica estera italiana nel Mediterraneo, cruciale per l’Italia come per gli Usa, che possono trovare sponda nella politica rilanciata dal premier. (Paola Tamborlini/ANSA)

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