Renzi si gioca tutto su riforme, fino in fondo o a casa

Pubblicato il 26 marzo 2014 da redazione

SCALEA (COSENZA). – “Vado fino in fondo”. Non ha nessuna intenzione di farsi frenare, Matteo Renzi. Le riforme delle istituzioni e della P.a. sono la scommessa su cui punta tutto, mentre si prepara a dare fiato ai consumi mettendo “80 euro nelle tasche di chi ha più pagato in questi anni”. Il premier vola a Scalea, comune commissariato del cosentino, per incontrare studenti e sindaci e partecipare a una manifestazione del Pd contro la ‘ndrangheta. Esce “dal palazzo” e si sottopone “anche a contestazioni”, perché c’è da colmare uno “spread drammatico tra istituzioni e cittadini”. E fare “la pace con gli italiani”, attraverso le riforme. “Sono disposto a rischiare – ribadisce – Se non si supera il Senato smetto di fare politica”. La giornata è di quelle “importanti”: a Palazzo Madama si vota il ddl Delrio che svuota i poteri delle province. Il provvedimento, su cui le fibrillazioni della maggioranza costringono a porre la fiducia, serve a dare un “segnale chiaro, forte e netto”. Superare le province farà pur risparmiare “poco” (800 milioni) ma intanto, osserva Renzi, fa sì che “tremila persone smettano di vivere di politica e provino l’ebbrezza di trovare un lavoro”. Senza contare che il passaggio è un preludio al compimento delle altre riforme: dalla riorganizzazione “radicale” della P.a. alla legge elettorale, dal tetto agli stipendi dei manager pubblici (“Piaccia o non piaccia, andiamo fino in fondo”, avverte), fino al superamento del Senato. Di cancellare il bicameralismo perfetto e modificare il titolo V si parlerà nella “riunione chiave” in programma con deputati e senatori del Pd: bisogna trovare una sintesi sul ddl costituzionale che Renzi, nonostante le resistenze, è determinato ad approvare in prima lettura entro le europee. E a dare la misura la propria determinazione, il premier ribadisce l’impegno a lasciare la politica se fallirà. Tutto si lega, nella tela che sta tessendo il governo. Bisogna “ripartire dalla scuola” come base per il futuro e “modernizzare” per creare nuovi posti di lavoro. Bisogna mettere a posto i conti per smetterla di pagare per gli interessi sul debito più di quanto si investe in istruzione. E bisogna mettere gli 80 euro di taglio dell’Irpef nelle tasche degli italiani per dire basta a un sistema che fa “guadagnare sempre i soliti”. La politica deve dare per prima il buon esempio riducendo il suo “impatto mastodontico”: Renzi lo ripete a studenti e insegnanti, sindaci e cittadini in piazza contro le mafie. Ma con tutti insiste che anche i cittadini devono fare la loro parte. “Amici calabresi, smettete di pensare che la salvezza venga da fuori: alzatevi”, è il messaggio che il premier ci tiene a far passare in una Regione i cui “tanti problemi” vanno dalle mafie alla disoccupazione. “Guardiamoci negli occhi”, ripete per tre volte in municipio a una platea dei sindaci, tra cui siedono Michele Emiliano e il procuratore aggiunto Nicola Gratteri: il governo “scavando nei cassetti” ha trovato 3,5 miliardi per l’edilizia scolastica e 1,5 mld per il dissesto del territorio, ma “bisogna avere il coraggio di dire che c’è da cambiare totalmente passo sulla gestione dei fondi europei”. Che senso ha altrimenti andare “a testa alta” in Ue per reclamare, mentre si assicura rispetto dei vincoli di bilancio, più margini per investire? “Avremo – sollecita il premier – nei prossimi anni 59 mld di fondi Ue:non possiamo lasciarli a sua maestà burocrazia”. Le risorse “ci sono”, assicura a più riprese Renzi ai sindaci che manifestano preoccupazione. Ci sono i soldi non spesi a pieno negli anni passati, ma anche quelli che verranno dai tagli alle istituzioni e ai super-stipendi dei manager pubblici. E più in generale, dalla spending review. Ma senza “tagli immotivati”. Lo assicura Renzi in una conferenza stampa lampo di tre minuti, in risposta al messaggio lanciato da Giorgio Napolitano: “E’ un principio sacrosanto. Condivido totalmente”.  (dall’inviata Serenella Mattera/ANSA)

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