Confindustria, qualità e competenze, così crescerà Paese

Pubblicato il 28 marzo 2014 da redazione

BARI. – Ripartire dal capitale umano è la risposta alla crisi, ma anche la strada per la crescita del Paese, il lavoro per i giovani, più ricchezza e benessere, perfino più felicità. Formazione, qualità, competenze, valori: “tutto questo confluisce nel lavoro, la vera ricchezza del Paese”. Tema che Confindustria ha rilanciato dal convegno biennale del centro studi di viale dell’Astronomia con molti dati. Uno tra tutti: i laureati hanno opportunità di lavoro superiori del 40%. Ma, quasi come contrappeso, dalla Capitale arrivano i dati dell’Aran, che ovviamente guardano al settore pubblico. Riguardano i contratti pubblici e, zoomata da questa prospettiva, la realtà appare davvero diversa: nel 2012 tra il personale amministrativo e tecnico della Pa ”nel gruppo degli occupati che svolgono lavori per i quali è richiesta la laurea solo la metà all’incirca (51%) ha effettivamente il titolo”. Ma la riscossa dei giovani più preparati potrebbe arrivare dal convegno di Confindustria a Bari. Proprio qui Finmeccanica ha messo a disposizione del sistema di via dell’Astronomia 20mila curricula, il risultato della “terrificante” mole – come sottolinea l’a.d Alessandro Pansa, dei 56mila giovani che hanno partecipato alla campagna di reclutamento lanciata lo scorso anno dal gruppo di Piazza Monte Grappa. Per altri 5mila è iniziato un percorso all’interno del gruppo e della sua filiera. Sono giovani “preparati, qualificati”, sottolinea Pansa. E per il sistema manifatturiero quell’elenco di 20mila giovani selezionatissimi è una opportunità “importante e straordinaria”, una “miniera” da mettere a frutto, dice il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Un progetto che si affiancherà alle politiche del Governo: a firmare il protocollo di intesa, con Finmeccanica e Confindustria, anche i ministeri del Lavoro e dell’Istruzione. “E’ la prima volta” che un grande gruppo industriale affianca così le politiche del governo, rileva il ministro Giuliano Poletti: è, dice, “la migliore notizia della giornata”. In Italia, rilevano gli economisti di Via dell’Astronomia, “tanti e per molto tempo hanno pensato di vivere nel Paese dei balocchi”; Così “la crisi è stata un brusco risveglio ma ancora non sappiamo come uscirne”: ed oggi “ripartire dal capitale umano è la risposta”. Tesi affidata da un approfondimento di oltre 300 pagine, con lo slogan “People first. Il capitale sociale e umano: la forza del Paese”. Gli industriali lasciano parlare i dati, il confronto con altri Paesi. Innalzare in 10 anni il grado di istruzione italiano al livello dei Paesi più avanzati spingerebbe il Pil fino al 15% in più in termini reali, 234 miliardi, 3.900 euro per abitante. Studiare conviene: “Il tasso di occupabilità dei laureati in Italia è il 40% superiore a quello dei diplomati”. I Neet, giovani che non studiano, non lavorano e non si formano, tra i 15 e i 29 anni in Italia sono 2,250 milioni: il costo sociale è altissimo, 32,6 miliardi l’anno, “se entrassero nel sistema produttivo nazionale si guadagnerebbero più di 2 punti di Pil”. Mentre l’ascensore sociale è fermo: “Povertà economica e povertà di conoscenza sono strettamente legate”, solo il 9% dei giovani arriva al traguardo della laurea se ha genitori con bassa istruzione contro il 64% dei figli di laureati. Mentre sistema scolastico si muove tra “forti progressi e gravi lacune”: le scuole medie sono “l’anello debole”, gli istituti professionali un “tracollo”. (dell’inviato Paolo Rubino/ANSA)

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