Germania: Su gas russo è scontro nel governo tedesco

BERLINO. – La crisi ucraina è un banco di prova della grande intesa della Grosse Koalition in Germania: una prova superata in queste settimane in sostanziale armonia.  Ma solo fino a ieri, quando il vicecancelliere e ministro dell’Economia socialdemocratico Sigmar Gabriel ha contraddetto la cancelliera su un tema cruciale: i rifornimenti di gas russo. Se Angela Merkel – pur prudente su una sfida troppo brusca alla Russia di Vladimir Putin – aveva annunciato una svolta nella politica energetica, destinata a essere “complessivamente rivista per assicurare al Paese una diversificazione dei rifornimenti di cui ha bisogno, il ministro dell’Economia ha di fatto risposto picche: sostenendo, al contrario, di non vedere “alternative ragionevoli al gas di Mosca”. Gabriel, leader dell’Spd, ha inoltre messo in guardia da inutili allarmismi: a chi teme che Putin possa chiudere i rubinetti ha ricordato che “anche nei momenti più bui della guerra fredda la Russia ha rispettato i suoi contratti”. In giornata il portavoce del ministro ha provato a ridimensionare: “Non ci sono differenze di vedute sul futuro, dal momento che tutti vogliamo ridurre la dipendenza della Germania dall’import da altri paesi” nel settore energetico. Ma questa posizione non ha evitato le polemiche, con i Verdi che hanno attaccato gli ex compagni di opposizione socialdemocratici, accusandoli di non essere abbastanza impegnati nel ridurre la dipendenza da Mosca. La dialettica nella coalizione di governo sulla crisi ucraina era stata già movimentata dalle affermazioni del ministro della Difesa, Ursula von de Leyen (Cdu), che aveva chiesto nei giorni scorsi una maggiore presenza della Nato nei paesi periferici dell’alleanza. Un’affermazione muscolare che non era piaciuta affatto all’Spd. Il contrasto era stato però attenuato con equilibrio dalla cancelleria, che che non aveva sposato la posizione della titolare della Difesa e sua collega di partito, escludendo movimenti di truppe ai confini con la Russia. Sul nodo dei rifornimenti di gas, invece, la divergenza resta. E tocca un tema evidentemente delicatissimo. La Germania importa un terzo del suo gas e un terzo del suo petrolio dalla Russia. E nel clima rovente della crisi ucraina Merkel pensa a come differenziare le vie dei rifornimenti. Bisogna rafforzare rapporti con Norvegia, Algeria e Qatar, è il suggerimento che arriva dall’istituto economico Diw. Ma non tutti sono convinti. Che gli interessi economici tedeschi in Russia siano un fattore cruciale nel dibattito sulle conseguenze dell’annessione della Crimea è stato plasticamente rappresentato d’altronde dalla decisione del numero 1 di Siemens di presentarsi da Putin – sia pur nella cornice di una visita programmata da tempo – in piena bufera, per ribadire gli interessi del suo gruppo sul fronte degli investimenti in Russia. L’iniziativa, di cui il governo era a conoscenza, è stata fonte di polemiche in questi giorni: anche nel panorama imprenditoriale c’è chi l’ha trovata inopportuna. Tuttavia, nella partnership economica con Mosca, molti ammettono che vada salvato il salvabile: è Spiegel a rendere conto degli investimenti di grandi gruppi industriali, come Bosch o Berlin Chemie. O ancora del colosso Volkswagen: che ha investito in Russia ben 1,3 miliardi di euro, conta di metterne sul piatto altri 1,2 e vende nel paese più vasto del mondo qualcosa come 300 mila veicoli all’anno. (Rosanna Pugliese/Ansa)

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