La Turchia a un bivio, va al voto fra veleni e scandali

Pubblicato il 28 marzo 2014 da redazione

ANKARA. – E’ finita come era cominciata, fra scintille, rivelazioni, scandali, minacce e accuse di spionaggio e tradimento alla patria, nelle ultime ore convulse, la velenosa campagna per le cruciali amministrative turche di domenica, da cui potrebbe dipendere il futuro del premier islamico Recep Tayyip Erdogan, in un Paese forse a un bivio fra Europa e Islam. E’ finita senza il protagonista numero uno, tradito dalle corde vocali dopo un’incredibile maratona elettorale durata più di un mese, con tre comizi al giorno in ogni angolo del Paese. Erdogan ha dovuto annullare gli ultimi meeting di oggi: è rimasto senza voce. Durante un comizio a Van, all’improvviso ieri è passato dal solito tono virile a uno squittio da topolino, lasciando sbigottita la folla di sostenitori. Il paese è ora in inquieta attesa dell’esito del voto di domenica. I sondaggi, visibilmente inaffidabili, fanno previsioni oscillanti a seconda della vicinanza al potere di chi li ha realizzati. Danno al partito islamico Akp del premier fra il 30% e il 48%. E fra il 20% e il 33% al principale partito di opposizione, il socialdemocratico Chp di Kemal Kilicdaroglu. Erdogan, invischiato negli scandali di corruzione esplosi con la tangentopoli del Bosforo il 17 dicembre, martellato di rivelazioni imbarazzanti uscite su internet durante tutta la campagna, ha detto che lascerà se l’Akp perderà il primo posto (dopo il 50% alle politiche del 2011). Ma la posizione del “sultano” turco diventerà difficile se l’Akp perderà Ankara e soprattutto Istanbul, la megalopoli di cui Erdogan è stato il sindaco, capitale economica e finanziaria del Paese, dove vota un elettore turco su cinque. Il candidato dell’opposizione, Mustafa Sarigul, potrebbe farcela contro il sindaco uscente dell’Akp, Kadir Topbas. Sulle ultime ore della campagna si sono rovesciati nuovi veleni. Una registrazione uscita su internet ha accusato Erdogan di avere organizzato nel 2010 la diffusione di un video a luci rosse sull’allora capo dell’opposizione, Deniz Baykal, costretto per questo a dimettersi. Il successore di Baykal, Kenal Kilicdaroglu, ha denunciato una “Watergate turca”. Altrettanto devastante un’altra registrazione uscita su YouTube di una riunione nella quale alti responsabili, fra cui il ministro degli esteri, Ahmet Davutoglu, e il capo dei servizi segreti, Hakan Fidan, vicino a Erdogan, preparano un intervento militare in Siria. Sul nastro il capo degli 007 spiega fra l’altro di poter mandare i suoi uomini in Siria a lanciare qualche missile contro il territorio turco, per giustificare una risposta militare di Ankara. Qualche giorno fa Kilicdaroglu aveva avvertito che Erdogan pensava a una “avventura” militare in Siria prima del voto per distrarre gli elettori dagli scandali di corruzione che inquinano il regime. Le rivelazioni uscite su Youtube hanno provocato un terremoto politico. Erdogan ha ordinato il blocco di YouTube. Una settimana fa era già stato bandito Twitter, l’altra rete sociale sulla quale da settimane escono le denunce di malversazioni contro il premier e altri dirigenti turchi. Non è chiaro l’impatto che gli scandali avranno sul voto. Erdogan, che l’opposizione accusa di essere un “dittatore” e il “primo ladro”, rimane popolare fra quella parte della popolazione anatolica, rurale, islamica, poco istruita e conservatrice, che forma lo zoccolo duro dell’elettorato Akp. Erdogan ha fatto del voto di domenica un referendum sulla propria persona, spaccando il Paese e denunciando complotti contro il suo proprio governo. Il voto di domenica potrebbe essere un bivio per la Turchia: più autoritaria e islamica, o più europea e democratica. (Francesco Cerri/ANSA)

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