Inflazione frena ancora. Carrello a minimi, giù sigarette

ROMA. – L’inflazione in Italia frena ancora, fermandosi nel mese di marzo allo 0,4%, ai minimi da quasi quattro anni e mezzo, o meglio dall’ottobre del 2009. In soli cinque mesi, passando dall’autunno alla primavera, la crescita dei prezzi si è dimezzata e ora sono appena quattro decimi di punto a distanziare il tasso dalla soglia “zero”, oltre la quale si cade in deflazione. Molto dipende dalle quotazioni energetiche e dai listini alimentari, soprattutto per i prodotti freschi come la verdura. Ma l’Istat, dando conto delle prime stime, spiega come ”l’ulteriore attenuazione delle dinamiche inflazionistiche” sia stata rilevata ”per quasi tutte” le voci. E anche su base mensile l’aumento è molto debole (+0,1%). Segno che dietro, sottolineano le associazioni dei commercianti e dei consumatori, c’è lo zampino della crisi. Basti pensare che neppure il rialzo delle accise sui carburanti, scattato il primo marzo, ha avuto effetti. La benzina è scesa del 4,6% su base annua, perdendo più di quanto aveva fatto a febbraio. Sul diesel non si leggono che segni meno e così per il Gpl. Arretra perfino il capitolo dei tabacchi, da sempre uno stimolo per l’inflazione. Tanto che l’Istat sottolinea come per la prima volta dopo dodici anni si rilevi un calo per i prezzi delle sigarette (-0,5% sia su febbraio che nel confronto annuo). Il carrello della spesa si mantiene più alto del tasso generale, rincarando dello 0,7%, ma la spinta si è affievolita rispetto a febbraio (quando era al +1,0%). Infatti non si registrava un valore così basso da novembre del 2010. E il raffronto mensile segna perfino una diminuzione (-0,3%). Ormai i prezzi battono in ritirata su tutti i fronti: dove un tempo i listini erano particolarmente caldi tutto si sfiamma, è il caso dei trasporti; mentre nei settori già raffreddati, le quotazioni precipitano, come nelle comunicazioni. Per la telefonia mobile, ad esempio, la convenienza è ormai a doppia cifra (-18,5%). D’altra parte è un periodo di bassa inflazione anche a livello europeo, nell’area della moneta unica la crescita è scesa allo 0,5% dallo 0,7%. Anche in questo caso si tratta della crescita più bassa dall’ottobre del 2009. E il dato italiano che vale per il confronto europeo è ancora inferiore (0,3%). Ma c’è chi sta messo peggio, visto che alla fine della scorsa settimana in Spagna è stata certificata la deflazione. Uno spettro che invece potrebbe allontanarsi dai confini tedeschi, almeno stando ai buoni dati sulle vendite al dettaglio, salite del 2% sempre a marzo. Di solito quando c’è una domanda interna vivace i prezzi, prima o poi, alzano la testa. Tornando all’Italia, i timori si rifanno avanti: per Confcommercio il rischio di piombare in ”deflazione” diventa ”ogni mese sempre meno improbabile”. Un pericolo avvertito anche da Federdistribuzione. E pure per Nomisma il dato dell’Istat ”mal si concilia con una ripresa”. Le associazioni degli agricoltori, come Cia e Coldiretti, segnalano i ribassi per frutta (-3,9%) e verdura fresche (-6,5%), rimasti però senza riscontro sul fronte acquisti. Il Codacons fa notare come la crisi abbia cambiato le abitudini degli italiani: ”la mancanza di soldi fa smettere di fumare”, spiega. Anche se riconosce come il calo delle sigarette risenta dello spostamento di parte della domanda sulle “e-cig”. Federconsumatori e Adusbef intanto calcolano che, nonostante il rallentamento, l’inflazione continua a costar in media, 248 euro annui a famiglia.

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